Elena Ferrante, boh. Ti credevo diversa

La inseguo da un po’, ho rimandato e rimandato per gustarmi la creatura in un periodo di calma. Il mistero sull’identità dell’autore, misto al successo planetario riscosso, hanno reso l’attesa carica di congetture e aspettative.

Come quando vai al cinema dopo che il film ha vinto 7 Oscar e tutti, pure il cane del vicino di casa, ti suggeriscono di andare. Uscita dalla sala, ci rimani un po’ male.

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Sia chiaro: è un gran bel libro, la scrittura scorre chiara e limpida come un fiumiciattolo di montagna, la storia è avvincente quanto basta per farti comprare il secondo volume e ognuno di noi vorrebbe conoscere una come Lila.

Ma. Non mi ha fatto viaggiare come succede con i libri che adoro.

Cosa diavolo mi aspetto, dite voi? Io NAUFRAGO nelle storie. E sono talebana nell’affermare che un grande romanzo deve SMUOVERMI LE VISCERE. La potenza di una scrittura asciutta, suggestiva e ironica e la profondità di certi personaggi affollati di pensieri ed equipaggiati di storie dense, vere e surreali insieme è in grado di provocarmi uno stato catatonico, del tipo:

  • tenermi sveglia fino alle 5 del mattino quando il giorno dopo è lunedì;
  • farmi imboscare il libro sotto il maglione per tirarlo fuori nei momenti più inopportuni;
  • monopolizzare pensiero e conversazioni con terzi malcapitati, non aventi la più pallida idea di avere in corso un’esperienza relazionale con una psicopatica libromane;
  • lasciarmi sognare per giorni come solo la musica riesce [mi immedesimo nella Lei, mi innamoro del Lui, scopro luoghi meravigliosi o terrificanti, mi tuffo in vite diverse, vivo altri secoli. Sono proprio lì, ecco];
  • farmi sottolineare in modo ossessivo-compulsivo le riflessioni magistrali, i dialoghi brillanti per assorbirli, sedimentarli e a momento debito rispolverarli [che poi succeda sempre e solo nella mia mente, chapeau!];
  • portarmi ogni volta a voler aprire il mio maledetto CIRCOLO DI LETTURA, come in quel film di quei matti fissati con Jane Austen [la smetterò di pensarlo solo, un giorno lo farò sul serio, giuro].

Intendetemi, non leggo solo grandi classici – anzi vado pazza per le minchiate da spiaggia, sia chiaro anche questo -, ma credevo che “L’amica geniale” fosse il romanzo italiano dei nostri tempi, insomma IL-ROMANZO-OPERA-D’ARTE. E invece non ne ho sottolineato neanche una frase e sono riuscita a resistere almeno 20 giorni prima di terminarlo.

Per cui ho deciso che sì, il prosieguo lo leggerò.. ma prima ho il bisogno fisico e mentale di essere risucchiata da un Dostoevskij e/o di sprofondare beata in un Cime tempestose!

E visto che è un caso editoriale mondiale e la mia opinione vale quanto un due a briscola, so già che l’anonima Elena non me ne vorrà.

 

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2 pensieri su “Elena Ferrante, boh. Ti credevo diversa

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