L’ESTATE ADDOSSO (cit.)

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Non è un clown. Non è neanche la gattara de La Sapienza.

Sono io, felicemente io, d’estate. Misurata, sobria, istituzionale. Come la mia prestigiosa azienda richiede.

Lo so che sto in fissa con le stagioni (qui la mia primavera a cacchio di cane). L’effetto dirompente dell’esplosione di luce, suoni e immagini mi rapisce, persino in dettagli urbani:

-l’arancione di uno spritz sotto una veranda di foglie verdi,

-lo scintillio degli occhi di chi ha la valigia in mano,

-la musica a tutto volume degli operai che fanno i lavori,

-i piedi dei turisti a mollo nelle fontane della città.

colori, li adoro. Se potessi andrei in giro sempre vestita FLUO come i peggiori coatti a Ibiza [quando andai, infatti, mi sentii a mio agio. Mi casa es tu casa]; mi piacerebbe indossare l’arcobaleno ogni santo dì. Famose le prese in giro alla specializzazione per sobrietà di vesti e accessori; alla veneranda età di 25 anni possedevo un astuccio ocra, verde acido e arancione con giganti pupazzi stilizzati che tiravo fuori a ogni occasione – anche davanti al Papa – con orgoglio mio e sommo divertimento/sgomento altrui.

Soprattutto amo la vita a colori. Al posto della ns Virgi appalterei i muri grigi delle periferie romane ai migliori artisti di strada e ne farei un museo a cielo aperto; sui tetti degli orrendi palazzoni anni ’70 giardini curati dai condomini, orti e società ricreative. Mi piacciono le tinte cubane, La Boca argentina, il bianco-blu greco unito alla bounganville fucsia, i giardini giapponesi, le aurore boreali e la cromoterapia [ahuahuahua, scherzo sulla cromoterapia]. Prediligo le foto con il verde acqua, il rosso fragola, il giallo miele al classicissimo universale bianco e nero. La verità alla finzione.

Adoro questa stagione perché IO MI SENTO L’ESTATE ADDOSSO. Nonostante il sonno e la pressione a 1, una moltitudine di piccoli uomini dotati di bongo e ugola vibrante sta portando avanti un party senza fine nella bocca del mio stomaco. La mia voce squillante e la risata inconfondibile [non mi abbandonano mai. Chiamansi marchio di fabbrica] arrivano fino all’altra parte del corridoio, perforano i timpani di chi mi parla al telefono.

Una volta un collega che mi vuole bene mi disse: «Tiffany [d’ora in poi il mio nome – argh, questa questione dell’anonimato si sta facendo complicata], sei troppo allegra. Qui si prendono tutti tremendamente sul serio; smettila di sorridere per tutto, penseranno che sei stupida».

E già lì ebbi la certezza di essere nel posto sbagliato. Non è colpa mia, per me io già mi sto contenendo in tutti i modi. Che ci posso fare se il sole brilla alto nel cielo e il mio corpo è “elettricità” [chi riconosce la citazione ha la mia stima]?

E chiudo con un’altra domanda: secondo voi è un caso che questo post sia venuto giù come una valanga di venerdì?

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