Dialogo tra personalità molteplici

«Come mi vedi? Dimmelo sinceramente. Mi sento centrifugata»

Ha tagliato i capelli, è abbronzata e in forma. Il suo viso a tratti stanco, solido; il sorriso impacciato.

«Ti vedo bene, sul serio. Precaria, ma centrata»

«Che pensi? Favella, amica»

«Lo sai che sono a favore di queste botte di testa, servono sempre se non si fa l’errore dopo di disperdere le energie. Ora la tua rivoluzione va portata a compimento; non fare come quei sessantottini che non hanno avuto il coraggio di andare fino in fondo»

«Non so come spiegartelo quello che mi passa per il cervello, sicuramente non riesco a farmi capire»

«Tentar non nuoce»

«E’arrivato quello che ho desiderato per lungo tempo proprio quando avevo smesso di cercarlo. Così, quando è successo, ne sono stata felice.. ma dopo il primo momento di euforia, l’abisso. “E il resto?” mi sto chiedendo. Io volevo essere lasciata in pace di capire.. perché è tornato? Dopo anni qualcosa mi si era mosso dentro e avevo iniziato a ricordare tratti dimenticati di me. Qualcuno si stava divertendo a lucidarli per bene per farli splendere di una luce accecante. Particolari in grado di incrinare l’essenziale. Non volevo ora gesti eclatanti a troncare questo peregrinare per lidi sconosciuti»

«Uhm-uhm. Ti seguo fino a un certo punto. Meno criptica, più basic»

«Hai mai la sensazione di costringerti a essere una sola, quando dentro invece hai Claudia, Melania e Ninetta con cui fare i conti?»

«Cacchio sì, quasi quotidianamente [certi giorni mi lasciano in pace, per fortuna]. Non sai che fatica soffocare tutte ‘ste persone; quando alza la voce la mia IO ribelle è sempre un gran casino. Delle volte per prendere una decisione ho l’impressione di dover mettere d’accordo le Sezioni Unite in Adunanza Plenaria!»

«Davvero???» Ride. «E io che mi sentivo sola, starata rispetto al resto del mondo»

«Anch’io lo credevo, ma ci sono altri come noi, te lo assicuro. Pensavo fosse insoddisfazione cronica e invece è un caso di personalità molteplice [termine coniato da me, se esiste una malattia con questo nome scordatevela]. Una volta l’attore de Il capitale umano, quello figo, Fabrizio Gifuni, raccontando della sua anima inquieta, disse una frase meravigliosa: “Mia moglie ha imparato a convivere e scherzare su questo mio esercito interno. Ogni mattina per sondare il terreno mi chiede: In quanti siamo oggi?”»

«Ecco!!»

Pausa – Pensiero che aleggia nell’aria – Sospiro. «E quindi che devo fare?»

«Questo lo puoi sapere solo tu. La risposta è dentro di te..», sogghigno.

«…e però… è sbagliata!!» Ridiamo di complicità. L’abbiamo detto all’unisono, da vere seguaci di Quelo.

«No veramente, credo di essere pazza. O quantomeno dissociata. Non voglio mollare; invece forse dovrei solo capire che devo crescere»

«Non lo fare, non mollare intendo. Naviga per acque ignote, buttati; presumo valga come crescita anche questo. E non è detto che una cosa escluda l’altra, se l’altro sceglie di amare questa tua “caratteristica”. Ma non ti fermare»

«Va bene, allora non la licenzio Ninetta. Mi faccio trasportare un po’ da lei, mi ci aggrappo?»

«Come un koala al suo albero. E poi chiamami ogni tanto, ché voglio sognare insieme a te»

Due amiche che non si vedono da un po’. Un luogo stranamente luminoso e intimo. Intermezzo salvifico a cavallo di una giornata anonima.

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