Ho la man-coldITE.

Le mie affinità con i comportamenti maschili:

  • dico sempre quello che penso  [anche quando riesco a censurarmi con le parole, il viso parla. Il che mi crea non pochi problemi –  farei bene a investire in maxillofacciale]
  • quest’altro problema: la man-COLDite.
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IO quando ho il raffreddore. Dalla febbre in poi ridivento una femmina normale.

Le persone ti parlano, ma hai un manto di prosciutto dentro le orecchie che passa da un lobo all’altro attraverso la mascella, dalla quale, peraltro, senti premere un rigonfiamento ghiandolare assai fastidioso che ti impedisce il deglutire e una sana relazione con gli altri. Non ci senti, le voci sembrano richiami dall’oltretomba. Ti isoli.

Con il raffreddore sei invitante come un termosifone spento. Sembra che parli con una molletta sul naso imitando Mami di Via col vento, ogni tanto tiri su perché non ce la fai più a scartavetrarti la narice, ormai violacea e dolorante e allo stremo delle forze [non c’è make-up che tenga, fidatevi. E se ci metti la crema fa un male cane, lo so]. Sullo sfondo una scrivania in cui fioriscono accatastamenti di fazzolettini appollottolati e smocciolati. Sexy. È per questo che, se hai il primo appuntamento “in quei giorni”, conviene rimandarlo alla settimana dopo [dura max 7 dí, é scienza].

Non sei ancora in menopausa, ma puoi capire cosa voglia dire avere le vampate. Allora pensi a tua madre e a tutte le volte in cui l’hai presa in giro quando diventava d’un tratto paonazza e chiedeva in pieno inverno a -10° un ventaglio. Il ciclo del raffreddore, però, è ancor più insidioso. Passi dal volere il cielo in una stanza [nel senso proprio del termine, cioè vuoi spalancare tutto] a essere un potenziale testimonial della pubblicità Brancamenta [warning: riferimento anni ’90], con annesse stalattiti di contorno. Perché improvvisamente, dacché stavi all’Equatore, Brrrrr… ti parte un brivido lungo la schiena che non puoi aspettare manco un secondo: ti devi buttare sotto quel plaid sennò non si può andare avanti con la vita. C’è qualcuno che sepolto sotto quella coperta è stato sentito sussurrare “Voglio mamma” [stavolta non sono io, ho una dignità].

Hai un’arsura che neanche avessi passato la sera prima al pizza no limits con open bar, perciò giri con una bottiglia attaccata stile flebo, ma – é questa la sóla più grande- non ti passa la fame. Con il raffreddore hai quasi la tua solita brama di cibo da orso appena uscito dal letargo. A sto point datemi il virus intestinale, almeno serve a qualcosa.

Tutto questo solo per aver partecipato venerdì a una festa di 30 anni [e nonostante ogni tanto – quatta quatta, senza farmi notare e incitata da altri senza fisico come me – andassi a chiudere le finestre, spalancate per permettere ai giovani di andare a fumare].

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