Viaggiatori business felici/ upgrade

A volte i viaggiatori business felici ricevono l’upgrade a strafelici. Accade per esempio quando la città dove andrai ospita una fiera e tutte le strutture ricettive convenzionate sono piene; allora ti spediscono nel top di gamma, casualmente ancora libero. Un po’ come quei culoni in viaggio di nozze che vengono sorteggiati per passare da economica a 1^classe in Emirates.

Gongoli, eccome se gongoli. Più precisamente, a casa mia da una settimana nei momenti più improbabili e senza preavviso in sala, in camera o anche in bagno il mantra è questo:

E se lo devono sorbire con tanto di ccccccc-ccc-arrrrgh e dito sulla chiappa finale.

Vi spiego, la regola é: quando si è fuori, non ci si deve lasciar seppellire dai sensi di colpa. Punto.
Appunto. Nonostante all’aeroporto ci mancasse poco che mi trasformassi in una fontana tanto era il senso di abbandono nei confronti di mio figlio [povera creatura, lasciato in balia di padre e supernonnadop che gli concederanno gelato, capricci e vagonate di baci], all’atterraggio mi sono tosto ripresa [ok, forse era anche un po’ di cagotto per il volo] e, risoluta, con le chiappe su un solido taxi mi sono ripromessa di assaporare senza ritegno tutto il pacchetto.

Così, ho mangiato il miglior sushi della Regione in compagnia di amici che vedo poco solo per questioni logistiche, ho dormito a 4 di bastoni su un materasso da mille e una notte e il giorno seguente – come ai vecchi tempi – mi sono alzata di buona lena per sprofondare nelle acque cristalline di una piscina semiolimpionica tutta per me. Era passato lungo tempo, ma confermo: i veri amori non finiscono mai, come i rotoloni Regina.

Con una fame da lupi e la grazia di uno scaricatore di porto, mi sono destreggiata nella colazione ineguagliabile degli Hilton [motivazione principale della mia adorazione], portando al tavolo un assemblaggio delizioso di cibarie dalle varie provenienze e leggerezze. Per la medesima ragione non ho rosicato spiando i piatti altrui [ho già accennato qui il mio vizietto quando giro]; al contrario gli altri, guardando i miei, hanno pensato che arrivassi direttamente dalla Siria ma con una propensione all’healthy food [semi di lino, infusi di malva e bacche, unicorni volanti e stronzate di questo genere].

Infine ho infilato i tacchi, indossato il rossetto fuego di Lancome e ho giocato alla donna in carriera per tutto il giorno. Ho anche riso fintamente alle battute tristi della Chair, lo ammetto; ma l’ho fatto per entrare meglio nel personaggio. Sulla via del ritorno sono persino riuscita a comprare il corpetto che cercavo; non solo. Il mio volo è stato cancellato e mi hanno riprotetto su quello precedente, quindi arriverò a casa anziché a notte fonda, dopo cena.

So bene che mi attendono due giorni di espiazione, ma OGGI non ce n’è per nessuno: chiamatemi Tiffany, Principessa Tiffany.

Perché è così che mi sento.

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