Il Natale quando arriva arriva

Fisicamente mi aveva quasi buggerato. Poi si è tradito, è uscito allo scoperto: mi è caduto sul Natale.

Ho il dubbio che sia figlio mio, forse l’hanno scambiato nella culla.

Da due settimane il quasi treenne è monotematico. Facciamo lunghi discorsi sulle abitudini di Santa Claus, andiamo a caccia di renne [e le abbiamo trovate!] e, a un mese dal gran giorno,

“Mamma dobbiamo faLe l’albeLo, eh! Vollio un albeLo gigante, enomme così”

con manina in alto ma in realtà in basso perché nanetto.
Siamo andati a sceglierlo, 1.80m di finto abete lappone contro i 50 cm sbilenchi a cui eravamo abituati; abbiamo selezionato con cura una vastissima varietà di palle, pigne, pupazzi di neve e campane da appendere, rispettivamente di polistirolo, vetro, plastica, ferro, cartone e dai molteplici colori bianco, rosso e verdone oro.Non era sufficiente tutto ciò, no. Il bimbo – questo sconosciuto che sto crescendo – avidamente ha voluto comprare anche le lucine, per giunta in un negozio diverso sí da rendere la spedizione ancor più agevole. Mi sono giustappunto fiondata su quelle bianche e lui cosa fa?

“Nooooo mammaaaaa, ma siamo matti!!! Le lucine devono esseLe tuuutte coLoLate!”

“Tesoro, ma non stanno bene con l’albero”

“Mamma, le luci coLoLate sono bellissime. Eh!”

Altro indizio che non è figlio mio. Manca di senso estetico.
Da non crederci. Con un mese di anticipo [io, che vantavo il primato del 24 dicembre tardi pomeriggio] si erge all’ingresso della mia dimora un finto abete gigantesco, pittorescamente decorato e illuminato a trash h24. Sì perché non è consentito di spegnerlo. Sacrilegio. Allora la notte, quando tutti dormono, di mala voglia mi alzo intirizzita e vado a staccargli la spina. Eutanasia. Anzi, euNATALsia.
Per comprenderne il sacrificio basti narrare che non mi schiodo dal letto neanche se la vescica è diventata un canotto. Piuttosto cambio le lenzuola. E poi, tanto fa talmente freddo che si ghiaccerebbe all’istante.

Ma la cosa più strabiliante è il rituale che da quel dì si svolge al cospetto dell’agghindato pino: l’intonazione di Jingol Beo e la recitazione della poesia, rigorosamente lunga e tradizionalmente in rima.

Così, succede che ogni sera mi si apre il cuore.

… Per tutte le renne! Lo spirito del Natale si è impossessato di me.

Dobbiamo ancora terminarlo, mancano la stella e la copertura delle gambe, ma abbiamo grandi improponibili idee al riguardo che ci frullano per la testa. Ho anche la registrazione di Jingol Beo, ma non riesco a caricarla. Peccato, vi sareste fatti una grossa risata, che non guasta mai.

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20 pensieri su “Il Natale quando arriva arriva

  1. Io lo sapevo che sotto quella scorza da dura e da anticonformista batteva un cuore fatto di tradizioni e tenerezze.
    E se quel bambino l’ha capito prima di me, è talmente tanto intelligente che deve essere per forza figlio tuo! 😊❤️
    Uff, io voglio sentire la canzoncina! 🙏

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    • Anticonformista? Ma sono la sagra delle banalità! Comunque hai ragione, forse ci voleva solo un po’ di sana [e decisa e ripetuta e insistente] sollecitazione ambientale a svegliare il sacro spirito del Natale che è in me ❤️Caricherò la canzoncina a costo di prendere lezioni serali di informatica, I promise 😆😘😘

      Piace a 1 persona

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