Il Natale quando arriva arriva

Fisicamente mi aveva quasi buggerato. Poi si è tradito, è uscito allo scoperto: mi è caduto sul Natale. Continua a leggere

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La storia della cicogna porta-bimbi è obbligatoria?

Allora.
Mio figlio ha capito che la pancia delle gravide contiene un bimbo, che può essere maschietto o femminuccia. Ogni tanto si sbaglia ed è solo una pancia grassa, ma fortunatamente è troppo piccolo per essere preso a randellate sulla fronte. Ci ha messo pure un po’ a capire che siamo atte a contenere solo esseri umani e non anche anche cani e gatti, ma ce l’abbiamo fatta. Continua a leggere

Piscina, sostantivo del verbo XXX

Bruciati dal sole, un mal di testa da insolazione, una spossatezza infinita pur essendo stati immobili in piedi per ore è il bilancio di questo week-end. Ma ci tornerei.

Mi servirebbe una settimana di ferie da sola, in cui passare dal divano al letto dal letto al divano per riprendermi, con schifezze a domicilio e film a catena. Insieme ai pop corn, uno tira l’altro. Ma ci tornerei.

Welcome to the hell e non sporting center dovrebbero scrivere all’entrata. Due giorni di piscina pieni pieni. In cui tu, adulto sopra il metro e 30, non puoi mettere neanche un alluce. Devi rimanere fuori a cuocerti come un pollo allo spiedo sotto il sole a schioppettella, 70 gradi sul cemento sognando piedi di amianto.   Continua a leggere

E per Pasqua aria pulita per tutti!

La natura è il suo habitat. Rotola nella terra, rincorre asinelli e uccellini, falcia il prato e annaffia orgoglioso le rose che tra poco sbocceranno.

I miei monti e il mio animaletto selvatico

Nonostante il vento, non entra in casa neanche per mangiare. Lo rincorro con un cucchiaino di lasagna mentre sgambetta veloce e birichino. Osserva attento il percorso delle formiche, tenta di afferrare le farfalle e non comprende perché non possa fare altrettanto con le api. Si guarda attorno continuamente, è ammaliato da tutto questo verde negli occhi, ogni 20 minuti indica la montagna e mi sorride.

La discesa della notte lo coglie impreparato, è attonito. Non è abituato al buio avvolgente; in testa un manto di stelle. “Mamma guadda, puntini”. Sì tesoro, è davvero bello. Mi torna in mente quella sensazione da bambina, quando nelle sere d’agosto ci posizionavamo lì sul prato e stavamo per ore a fissare quel soffitto stellato e a parlare, poi in silenzio a immaginare. Sembrava di entrarci, nel cielo; eravamo un puntino anche noi, ma sul serio. Era tangibile il nostro essere “piccoli”.

In questi 3 giorni Tempesta non ha mangiato né dormito nulla. Troppo indaffarato a scoprire. Si è cibato di aria fresca e di sole, ha riso per ore. Lo divertiva persino il rumore del trattore. Sembrava una scheggia impazzita, la pallina di un flipper comandato da mani sapienti. Ha giocato a nascondino con il gatto e chiunque avesse la sventura di affacciarsi da noi, ha portato luce nelle giornate tutte uguali della sua nonna bis di 93anni. Ha stabilito una rara connessione con lo zio speciale, 5enne imprigionato in un corpo da adulto. Ha compreso i suoi super poteri e saputo leggere la purezza del suo cuore senza bisogno di passare dal libretto d’istruzioni, come solo un’anima altrettanto pura può fare.

Per noi è stato meraviglioso, faticoso e al tempo straziante. Continua a leggere

Alle mie amiche in dolce attesa (di consigli)

FERTILE è la parola del 2017. Dopo anni di solitudine, sono circondata da Panze® per la gioia mia e del ministro Lorenzin [!].

Amiche,

reggetevi forte. Ho pensato di farvi un regalo:

l’identikit della mamma perfetta secondo le ricostruzioni dei migliori consigli pervenuti da chiunque [perché, da questo momento in poi, chiunque si sentirà in dovere di spiegarvi come si fa] affinché siate pronte ad affrontarli. Armatevi di molta pazienza.

  1. Partorite naturalmente e possibilmente senza epidurale. In caso di problemi ovarici o nascituro non in posizione, sarete un po’ meno mamme. Vi perderete quel momento meraviglioso in cui l’adorato cocomero esce fuori dal piccolo limone, mi spiace.
  2. Allattate per almeno un anno di cui 6 mesi in via esclusiva, ma se arrivate a 3 anni tondi vincete una statuetta di mammella top. Se il latte non scende o state morendo di mastite e pensate di interrompere, sappiate che non avete superato la prova mucca. Essere un buon genitore significa anche diventare una simpatica frisona e rinunciare per sempre a un seno degno di tale nome.
  3. Tenetelo a casa fino ai 18-24 mesi. È troppo fragile per affrontare la sfilza di malattie che circoleranno nel nido [puntualmente le prenderà tutte, abbiatene contezza], e poi ha bisogno della sua mamma. È il momento di dargli certezze, volete crescere un insicuro? Diversamente vuol dire che non ci tenete abbastanza, carrieriste che non siete altro [la fate già lavorare questa creatura, eh?].
  4. Non cedete mai a farlo dormire nel lettone, devono imparare sin da subito a calmarsi da soli. Ah no, adesso è in voga il filone opposto, scusate. Incentivate il co-sleeping: tenere in braccio il vostro pargolo e dormire con lui non è solo un bel principio sociale ma anche un importante contributo alla sua buona crescita, lo dicono importanti studi USA. Se invece vi ostinate a voler copulare in pace con il maritino o a dormire come cristo comanda, siete solo delle emerite egoiste.
  5. Dategli prima di subito gli strumenti per essere un uomo di mondo. Iscrivetelo al corso di acquaticità neonatale, musica in fasce e inglese, cosicché cresca Rosolino, piccolo Beethoven e con la lingua del futuro incamerata senza neanche rendersene conto.
  6. Abolite qualsiasi forma di tecnologia. Purtroppo tablet e televisione rendono i bambini nervosi e passivi, un binomio terrificante. Usate solamente giochini in legno [plastica aborro, ricordate] che siano in grado di sviluppare la creatività; diversamente gli tarperete le ali dell’eccellenza.

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Padre perfetto e mamma GNAM GNAM. Autori maledetti!

Mi spiegate perché, di grazia, nei video dei bimbi le mamme sono stigmatizzate come simpatiche paffutelle a cui piace stare a casa ad abbuffarsi di cibo e i padri come valorosi personaggi da emulare?

Grazie a mio figlio nativo digitale [e io che – illusa- lo volevo crescere come Heidi] ho scoperto il dramma che si sta consumando su YouTube.

Titolo: la festa del papà.
Situazione: la mamma naturalmente a cucinare per la festa a sorpresa del daddy [e fin qui, ci sta], dopodiché genitore e figli fanno a gara di corsa dove “naturalmente vincerà papà” [ammazza, manco li fa vincere e lo adorano comunque]. E poi Continua a leggere

Bimbo urbano regala sorrisi

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Il mio bambino è un tipo educato.

Saluta le piante nell’androne del palazzo, tutti gli animali che incrociamo per strada [comprese le formiche eh], i fiori al parco, gli altri bimbi in passeggino e i vecchietti che chiedono l’elemosina. Un TAAAOOO non si nega a nessuno.

Il suo interesse non si ferma agli esseri animati: flora, fauna, specie umana, no. Ha una passione per la qualunque, riesce a stupirsi di tutto.

D’altronde sta scoprendo il mondo, giusto? Ed è tanto vero che forse forse Quando i bambini fanno Oooooh di Povia non era poi tanto male [succede. Il solito harakiri in bagno genuflessa, ma succede. L’importante è che poi passi].

Quello che però ti sconvolge proprio è l’entusiasmo senza freni per i mezzi di trasporto metropolitani [ahuahuah, scusate, è stato più forte di me]. Cioè.. quei cacchio di esseri inanimati, enormi, scassati e puzzolenti, tanto vituperati e da tutti temuti/odiati possono essere l’oggetto dei desideri di qualcuno?? Continua a leggere

Quei 20minuti che non cambierei per nulla al mondo

Un cucciolo di uomo che si stropiccia gli occhi e vuole essere il centro delle mie coccole.

Inizia la sua personale battaglia contro il sonno, sul lettone. Si gira, mi abbraccia, apre le fauci e ci infila dentro il mio naso, ridiamo. Si può essere complici di un bambino di un anno e mezzo?  Sì, si può.

Sbatte i piedi, si dimena, mi morde il mento e sorride con gli occhi. Mi tira i capelli, si butta sulla mia pancia. Sul viso già due fessure.

Guancia a guancia, morbidezza che neanche la pubblicità della carta igienica.

Ma-m-ma.

Piccole dita che si accarezzano i capelli e cercano a tentoni il viso familiare.

Morfeo è arrivato, su quel cuscino due labbra che sporgono, un pugnetto semichiuso e un corpicino che sale, e poi scende. Sale, e poi scende.

Chissà che la pace interiore per me non sia uno status duraturo, ma singoli momenti quando il buio avvolge la città e il tempo sembra scorrere più lento. Quando la fatica, la noia e l’adrenalina sono spazzate via; a cullare me stanchezza e un universo di tenerezza.

Io, questi brevi attimi di felicità, non li baratterei per nulla al mondo.

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(Foto presa da blog.bimbonaturale.org). Non è mio figlio, ma rende bene l’idea.