E mutuo sí, e mutuo no, e mutuo gnam! Se famo du spaghi

In tema MUTUO sul pianeta Tiffany la schizofrenia é di CASA […scusate, non ho resistito].

Un giorno lì a scorrere freneticamente immobiliare.it chiamando e prendendo impegni che neanche Gordon Gekko in Wall Street, il giorno dopo mut(u)o [ahahha] nella paladina della fatalità: oggi sono a Roma, domani potrei essere a Hollywood [finalmente mi hanno scoperto] o a raccogliere banane in Australia [farei forse qualcosa di più utile].

Un tetto, due figli, un cane e il posto fisso. Il mito della famiglia borghese italiana vale ancora per me? Continua a leggere

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Un anno di Tiffany

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Carissimi blogger di WordPress et similia,

siete stati i miei analisti aggratis, gli strizzacervelli del mio cuore, gli psicoterapeuti inconsapevoli. Sappiatelo.

CazzeggioDaTiffany è nato in un momento di grande smarrimento.

Ha emesso i primi vagiti mentre oscillavo tra l’isteria/il senso di inadeguatezza di una neo-madre e l’apatia/la rabbia di un cambio ufficio, imposto dal fatto che non avrei più potuto girare come una trottola impazzita.

Ha iniziato a nutrirsi mentre cercavo di superare lo sconcerto per un corpo che stentavo a riconoscere e Continua a leggere

Il mio NON-Tempo

Stavo facendo pulizia nella mail piena ed è saltata fuori questa.

Marzo 2012.

Un tuffo al cuore rileggerla. Sono sempre io [c’è tutto, persino la cosa del cazzeggio per il cazzeggio], ma non sono io. Era un periodo di transizione tra un lavoro e l’altro, un limbo all’alba di un nuovo giorno. E per un attimo ho sentito, di nuovo, quel fremito: adrenalina e paura per ciò che sarebbe stato. Continua a leggere

Wish list semi-seria per il 2017 [con retropensiero]

Vorrei imparare a fare la spesa e le melanzane sott’olio come mia suocera [Sono una contraddizione ambulante:un radicato disinteresse per la cucina, inversamente proporzionale all’amore per il cibo]

Gradirei un Governo degno di tale nome, che pensasse al bene della comunità e reggesse fino a fine mandato [cosi ho proprio esagerato].

Vorrei whatsappare di meno e avere la casa piena di persone [e fare feste a più non posso. Ma feste diurne, non m’a regge più]

Spero che i pesci sopravvivano il più possibile [ora che li abbiamo chiamati i Boris mi ci sono affezionata]

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Fonte: web

Voglio viaggiare più spesso noi 3, senza tormentarmi di come imbarcare passeggini o cosa fare se si ammala [Sono in seria  astinenza da Asia, devo fare qualcosa]

Sarebbe bello se la giornata fosse di 30 ore, o che non avessi bisogno di 8 ore di sonno [Le cose più belle sono sempre quelle che uno rinvia, perché?]

Vorrei imparare a farmi la piega ai capelli e a mettermi lo smalto [senza sembrare il disegno di un bimbo, si intende]

Vorrei leggere di piú [con tutte le attività connesse tipo andare alle presentazioni dei libri, far partire il mio progetto di circolo letterario etc]. Ah, e andare a teatro. Tanto.

Vorrei il verme solitario. Sarebbe bello anche che la cellulite scomparisse.

Vorrei che le mille persone che adoro e vivono all’estero fossero più vicine. Non chiedo di farle tornare (stanno così bene dove sono), vorrei solo che fossero più facilmente visitabili [Ecco, ho sbagliato: vorrei che qualche scienziato inventasse il teletrasporto. Visto che prima o poi dovrà succedere, non si possono accelerare un pochino i tempi? Mi sarebbe estremamente utile, grazie].

Vorrei delle gambe chilometriche [anche questa non vale].

Vorrei che passione ed  entusiasmo fossero la guida del mio lavoro [dunque dovrei cambiare lavoro].

Vorrei che questo progetto che ho da un po’ nella mente prendesse vita [prima dovrebbe prendere forma, visto che non è ancora concreto]

Soprattutto vorrei – e lo dico senza retorica, è un desiderio serio e mi scuserete se questa non è la sede appropriata – non assistere inerte al più grande massacro di bambini della storia [Sapete che il 2016 è stato l’anno con il record di innalzamento di muri tra Nazioni? Quando verrà studiato nei libri di storia, dove diavolo ci nasconderemo?]

[Suona atroce dopo quello che ho appena scritto sopra, ma] Voglio ridere. Nel 2017 voglio sorridere e ridere ancora di più, a crepapelle [alitosi permettendo, claro].

 

 

 

 

 

E anche quest’anno l’albero più brutto del mondo

Sapete se per caso esiste una competizione trash delle decorazioni natalizie? Casa Tiffany finirebbe sul podio.

Ce la mettiamo tutta, partiamo sempre con tanto entusiasmo, ma è più forte di noi.. non ce ne frega nulla. Mi piacciono i super alberi delle mie amiche, le lucine nelle case degli altri, quelle palle ricamate shabby chic, il colore rosso in ogni dove, l’atmosfera per le strade, la malattia dei regali [e poi arriva sempre la diavolo di candela che non accenderai mai]. Ma sotto il nostro tetto… non so, una pigrizia.

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Io e Pindaricamente abbiamo decretato che questo albero è troppo perfetto e non ci piace [La casa sì però, con questi finestroni meravigliosi..]

E così ogni anno ritiriamo fuori – rigorosamente il 23 dicembre- quelle 4 cose spelacchiate, ridotte sempre peggio: le palline ammaccate, la stella spuntata, i festoni mezzi flosci, Babbo Natale senza naso. E ogni anno mi ripeto: questo è l’ultimo, dal prossimo Natale farò le cose fatte bene [peggio delle litanie pro-dieta dopo che ti sei sfondata un barattolo di Nutella].

Quest’anno però l’impegno è stato massimo. Facciamolo per lui, i bambini adorano queste cose, ci siamo detti. Allora già oggi 8 dicembre, come da migliore tradizione, ci siamo messi a decorare casa. Al meglio delle nostre possibilità. Con le migliori intenzioni, giuro.

E niente, è venuto comunque l’albero più brutto del mondo.

Non solo. Mio figlio, Conan il distruttore, lo sta prendendo a randellate.

Non so se per il suo alto senso estetico o se perché condivide con i genitori la smodata passione per gli addobbi.

ps. Però la maglia con la renna a tutti e 3 non ce la toglie nessuno, ho deciso. Finirà come Darcy di Bridget Jones.

L’ESTATE ADDOSSO (cit.)

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Non è un clown. Non è neanche la gattara de La Sapienza.

Sono io, felicemente io, d’estate. Misurata, sobria, istituzionale. Come la mia prestigiosa azienda richiede.

Lo so che sto in fissa con le stagioni (qui la mia primavera a cacchio di cane). L’effetto dirompente dell’esplosione di luce, suoni e immagini mi rapisce, persino in dettagli urbani:

-l’arancione di uno spritz sotto una veranda di foglie verdi,

-lo scintillio degli occhi di chi ha la valigia in mano,

-la musica a tutto volume degli operai che fanno i lavori,

-i piedi dei turisti a mollo nelle fontane della città.

colori, li adoro. Se potessi andrei in giro sempre vestita FLUO come i peggiori coatti a Ibiza [quando andai, infatti, mi sentii a mio agio. Mi casa es tu casa]; mi piacerebbe indossare l’arcobaleno ogni santo dì. Famose le prese in giro alla specializzazione per sobrietà di vesti e accessori; alla veneranda età di 25 anni possedevo un astuccio ocra, verde acido e arancione con giganti pupazzi stilizzati che tiravo fuori a ogni occasione – anche davanti al Papa – con orgoglio mio e sommo divertimento/sgomento altrui.

Soprattutto amo la vita a colori. Al posto della ns Virgi appalterei i muri grigi delle periferie romane ai migliori artisti di strada e ne farei un museo a cielo aperto; sui tetti degli orrendi palazzoni anni ’70 giardini curati dai condomini, orti e società ricreative. Mi piacciono le tinte cubane, La Boca argentina, il bianco-blu greco unito alla bounganville fucsia, i giardini giapponesi, le aurore boreali e la cromoterapia [ahuahuahua, scherzo sulla cromoterapia]. Prediligo le foto con il verde acqua, il rosso fragola, il giallo miele al classicissimo universale bianco e nero. La verità alla finzione.

Adoro questa stagione perché IO MI SENTO L’ESTATE ADDOSSO. Nonostante il sonno e la pressione a 1, una moltitudine di piccoli uomini dotati di bongo e ugola vibrante sta portando avanti un party senza fine nella bocca del mio stomaco. La mia voce squillante e la risata inconfondibile [non mi abbandonano mai. Chiamansi marchio di fabbrica] arrivano fino all’altra parte del corridoio, perforano i timpani di chi mi parla al telefono.

Una volta un collega che mi vuole bene mi disse: «Tiffany [d’ora in poi il mio nome – argh, questa questione dell’anonimato si sta facendo complicata], sei troppo allegra. Qui si prendono tutti tremendamente sul serio; smettila di sorridere per tutto, penseranno che sei stupida».

E già lì ebbi la certezza di essere nel posto sbagliato. Non è colpa mia, per me io già mi sto contenendo in tutti i modi. Che ci posso fare se il sole brilla alto nel cielo e il mio corpo è “elettricità” [chi riconosce la citazione ha la mia stima]?

E chiudo con un’altra domanda: secondo voi è un caso che questo post sia venuto giù come una valanga di venerdì?

Di fughe e riconciliazioni.

A volte basta poco per fare (temporaneamente) pace con il mondo.

Ognuno ha i suoi metodi: una mostra, un cocktail, un nuovo paio di scarpe.

Un bel paesaggio è la mia CURA a breve termine. Il VERDE negli occhi il migliore toccasana.

Che sia il rumore delle onde o una distesa d’erba a perdita d’occhio, VAI a respirare, stanziale forzato.

Vinci la pigrizia e schiodati da quel divano. Scendi dalla macchina, passeggia e ammira. Chiediti quanto siano stupide le anatre o come abbiano fatto in un tempo passato a vivere arroccati sul cocuzzolo, vivi la sensazione di essere lì e basta. Fai fluire i pensieri come il fiume che ti scorre accanto, senza connessioni e senza risposte. Fermati davanti alla bellezza e lascia che solo i tuoi occhi la fotografino.

Apprezza la LENTEZZA. Cammina e cammina ancora, suda. Fai tesoro del SILENZIO.

E quando la tua panza reclama (perché homo cittadinus, non tarderà ad arrivare quel momento) cerca un posticino che ti aggrada, possibilmente rustico con la vecchietta che ammassa ancora, e MANGIA. Mangia come se non ci fosse un domani. E progetta, come se dovesse accadere domani; senza pudore, sii ardito, ché il tempo di viverlo e il frammento di magia ti è già scivolato via.

Il giorno dopo, vedrai, potrai persino superare indenne il lunedì!

Io ti consiglio questa pietra e questi sentieri, in un giorno di sole. Meglio di qualsiasi shopping compulsivo.

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(Valle del Sagittario, Abruzzo)

E spiennili ‘sti soldi mood of life

Se hai più di 30 anni, un lavoro e campi ancora come uno studente universitario fuori sede, è ora di cambiare approccio. Immediatamente. Vale anche se hai trovato un povero cristo/a che ti campi (ma forse in questo caso non hai bisogno di alcun consiglio, ché probabilmente sei tu che hai capito tutto).

Via pasta col pesto, tonno in scatola due volte a settimana e ostelli di seconda categoria! Non avrai più la LIBERTA’ di un tempo (purtroppo), ma hai i SOLDI, o almeno  più soldi di quanto prima passava la casa. Devi entrare nell’ordine di idee che quelle 24 ore VERE a disposizione non torneranno più, ma puoi barattarle con alta qualità di vita nei momenti liberi.

Il ragionamento è il seguente: passi gran parte dell’anno murato vivo davanti a un computer e quando metti il nasino fuori fai il tirchio? Non va bene, non va bene. Lo capisci da solo.

Sembra così ovvio, per me non lo era affatto. Io devo ringraziare ENZO, il vicino di ombrellone di qualche estate fa. Mentre ci stavamo disperando perché non trovavamo per i nostri amici un posticino decente a Santorini in agosto a meno di un rene per uno, interviene in punta di piedi questo signore napoletano, suggerendoci l’albergo più esclusivo dell’isola, da cui godere il panorama mozzafiato che avrebbero ricordato per tutta la vita. Perplessi, gli abbiamo fatto notare che era sì meraviglioso, ma anche caro ammazzato e dunque non faceva al nostro caso.

E lui, ha detto in un soffio, guardando lei dritta negli occhi : “..Marò, e spiennili sti soldi!”, con annesso accompagnamento di mano e avambraccio nell’aria.

Attimo di silenzio, pausa; questo tizio, beato lui, la faceva facile, mica uno può spendere così tanto per una vacanza. E poi come si fa?

Già.. e poi? E poi amen.

Che crepi l’avarizia, la vita va goduta! Imborghesiamoci un po’, a piccole dosi non è una malattia mortale. In un bel posto o dopo aver bevuto bene l’amore si fa anche meglio. Dopo, certo, dovremo mangiare pane e cipolla a casa per qualche giorno, ma chissene. In quel momento SOLE, VENTO, VINO, TRALLALLA’. Diamo una chance alla Felicità.

Se vi interessa saperlo, i due hanno prenotato in quel posto meraviglioso e ancora oggi raccontano che quella – ahhh sì – è stata l’estate più bella. Enzo è diventato il nostro mito e “spiennili sti soldi” una filosofia di vita.

Perciò, io e la mia comitiva ti invitiamo ad aderire alle campagna: LIFE is now. Non fare il pidocchio.

Volevo fare la cantante e invece compilo excel

Un giorno uggioso di particolare insoddisfazione decidi di procedere al classico bilancino a-cosa-sono-arrivata rispetto ai sogni di ragazzina.

No, non sono diventata un’ASTRONAUTA.

L’unico viaggio nell’etere che sono riuscita a fare è quello nella mia testa, e non è che sia andato tanto male… fantasia ne ho a strafottere.

No, neanche una BALLERINA.

Quel sogno è stato accantonato subito, quando a 13 anni sono sbucate fuori delle tette assurde, e comunque anche qui non è che sia andata tanto male. Un bel décolleté trova sempre la sua ragione di esistere. E poi diciamolo, non ero neanche sto fenomeno.

No, purtroppo non sono una CANTANTE.

Ecco, questo sì che è un problema, per me. Io mi sento cantante dentro, immagino anche le performance nella mia testa, con tanto di palco e di pubblico che applaude e si strappa i capelli. Tra l’altro spazio dallo swing al rock, trasversale insomma. Sono proprio brava, nel mio mondo immaginario.

E invece sono davanti a un computer, tutto il giorno, tutti i santi giorni lavorativi dell’anno.

Non dico che ognuno di noi debba realizzare effettivamente i desiderata di secoli prima, ma quantomeno una connessione – una cacchio di connessione – con le attitudini personali e le aspirazioni ci deve essere?

Io ho studiato, perché così si voleva. E quindi sono finita a fare quello che molti laureati nelle scienze sociali fanno. Produco carta, l’utilità della mia attività è difficilmente tangibile (anche a me spesso sfugge il senso). E non so fare molto altro.

Non so cucinare, non so dipingere, non so aggiustare un lavandino rotto o fare un’operazione a cuore aperto. Non ho lo stacco di coscia per fare la velina attempata. Non so neanche fare lavori manuali basici.

Come se non bastasse sono low-tech, per aprire questo blog ci ho messo 2 giorni quando il titolo recita “Lo apri in 5 minuti” (dovrebbero mettere una postilla “a patto che tu sia dotato di media capacità digitale”, anzi ve lo suggerisco proprio. Mettete un range di tempo, così da non illudere i poveracci come me. “Dai 5 minuti per i normali ai 2 gg per i ritardati”, slogan molto efficace e politically correct).

Dato il mio elevato tasso di melodrammaticità forse potrei essere un’eccellente attrice di teatro.

So fare, in ordine sparso: stare in mezzo alla gente, crogiolarmi per ore pensando all’infinito e niente più, mediare, ascoltare, ridere. Ridere a crepapelle.

Sento già la vocina della mia amica:

E allora, gioiamia, che vuoi fare mai? Niente sai fare.

Ha ragione. Ché poi qui a Roma una famiglia, con un solo stipendio, mica ci campa.