Finito.

Ho finito Stranger Things, l’appuntamento del lunedì con mia sorella. Ogni puntata mi arrabbiavo di averlo iniziato. Continua a leggere

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Eppure cadiamo felici /LIBRarsi

Frigida coi libri, il problema che credevo di avere ultimamente.
Ne ho letti di piacevoli, di straconsigliati, di successo: belli, ma poche emozioni. Ho pensato di esser diventata grande, di non poter più provare quel trasporto a me noto, ho creduto di aver chiuso la porticina dell’empatia e di esser divenuta un chirurgo della lettura: studio, viviseziono, analizzo, faccio la diagnosi. Una nuova fase, insomma, che non prevede immedesimazione, pathos.
Poi approda sul mio comodino Eppure cadiamo felici. Zero aspettative, anzi una sorta di pregiudizio per questo professore famoso sui social. Non lo faccio apposta; tutte le volte che leggo un libro di qualche persona che stimo sui blog o altra piattaforma, tradisce le mie aspettative. Anche nomi illustri, sono democratica sul mio piedistallo. Di qui la teoria: un ottimo centometrista non è detto che sia un eccellente maratoneta.

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Elena Ferrante, boh. Ti credevo diversa

La inseguo da un po’, ho rimandato e rimandato per gustarmi la creatura in un periodo di calma. Il mistero sull’identità dell’autore, misto al successo planetario riscosso, hanno reso l’attesa carica di congetture e aspettative.

Come quando vai al cinema dopo che il film ha vinto 7 Oscar e tutti, pure il cane del vicino di casa, ti suggeriscono di andare. Uscita dalla sala, ci rimani un po’ male.

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Sia chiaro: è un gran bel libro, la scrittura scorre chiara e limpida come un fiumiciattolo di montagna, la storia è avvincente quanto basta per farti comprare il secondo volume e ognuno di noi vorrebbe conoscere una come Lila.

Ma. Non mi ha fatto viaggiare come succede con i libri che adoro.

Cosa diavolo mi aspetto, dite voi? Io NAUFRAGO nelle storie. E sono talebana nell’affermare che un grande romanzo deve SMUOVERMI LE VISCERE. La potenza di una scrittura asciutta, suggestiva e ironica e la profondità di certi personaggi affollati di pensieri ed equipaggiati di storie dense, vere e surreali insieme è in grado di provocarmi uno stato catatonico, del tipo:

  • tenermi sveglia fino alle 5 del mattino quando il giorno dopo è lunedì;
  • farmi imboscare il libro sotto il maglione per tirarlo fuori nei momenti più inopportuni;
  • monopolizzare pensiero e conversazioni con terzi malcapitati, non aventi la più pallida idea di avere in corso un’esperienza relazionale con una psicopatica libromane;
  • lasciarmi sognare per giorni come solo la musica riesce [mi immedesimo nella Lei, mi innamoro del Lui, scopro luoghi meravigliosi o terrificanti, mi tuffo in vite diverse, vivo altri secoli. Sono proprio lì, ecco];
  • farmi sottolineare in modo ossessivo-compulsivo le riflessioni magistrali, i dialoghi brillanti per assorbirli, sedimentarli e a momento debito rispolverarli [che poi succeda sempre e solo nella mia mente, chapeau!];
  • portarmi ogni volta a voler aprire il mio maledetto CIRCOLO DI LETTURA, come in quel film di quei matti fissati con Jane Austen [la smetterò di pensarlo solo, un giorno lo farò sul serio, giuro].

Intendetemi, non leggo solo grandi classici – anzi vado pazza per le minchiate da spiaggia, sia chiaro anche questo -, ma credevo che “L’amica geniale” fosse il romanzo italiano dei nostri tempi, insomma IL-ROMANZO-OPERA-D’ARTE. E invece non ne ho sottolineato neanche una frase e sono riuscita a resistere almeno 20 giorni prima di terminarlo.

Per cui ho deciso che sì, il prosieguo lo leggerò.. ma prima ho il bisogno fisico e mentale di essere risucchiata da un Dostoevskij e/o di sprofondare beata in un Cime tempestose!

E visto che è un caso editoriale mondiale e la mia opinione vale quanto un due a briscola, so già che l’anonima Elena non me ne vorrà.