Consigli per le nonsense call

Partecipo via filo a un incontro di 3 [lunghissime] ore. Voglio condividere questa esperienza, magari evito a qualcuno di fare la stessa minchiata. [ho un senso di solidarietà molto spiccato]

10.30 Wow, non si sente poi tanto male. Alla fine è una buona soluzione senza doverti sbattere. «Good morning to everyone, Tiffany’s speaking from Italy. Nice to meet you again, hope to see you in person next time». Hi, hi, good morning, how is it going and so on. Continua a leggere

Viaggiatori business felici/ upgrade

A volte i viaggiatori business felici ricevono l’upgrade a strafelici. Accade per esempio quando la città dove andrai ospita una fiera e tutte le strutture ricettive convenzionate sono piene; allora ti spediscono nel top di gamma, casualmente ancora libero. Un po’ come quei culoni in viaggio di nozze che vengono sorteggiati per passare da economica a 1^classe in Emirates.

Gongoli, eccome se gongoli. Continua a leggere

Viaggiatori business felici

Quando viaggi per lavoro, hai un rapporto strano con la città in cui ti trovi. Non ci vivi, ma non sei neanche un turista. E lavori con autoctoni.

Capisci che ti é un po’ entrata dentro quando giri sicura orientandoti grazie alle “percezioni visive”. Conosci la stazione, l’aeroporto, prendi la metro senza dover chiedere. Hai imparato quelle 5-6 paroline per sentirti meno straniero di quello che sei.

Hai ormai il tuo albergo di riferimento [un giorno vi spiegherò perché la scelta è cruciale, non oggi. merita una trattazione a parte], il tuo ristorante all’aeroporto e quello in città. Nei momenti di pausa non vaghi per monumenti, ma vai alla mostra che qualcuno lì ti ha suggerito. Ti mischi come un infiltrato: entri a piene scarpe in quel mondo il tempo di fare quello che devi e poi andare via.

Sai i luoghi dove spacciano e Continua a leggere

Tiffany e l’Ufficio dei Sogni

Tiffany aveva deciso che oggi sarebbe stato IL giorno.

In barba a ogni scaramanzia, di venerdì 17 avrebbe chiesto di andar via.

Aveva l’appoggio di tutto il nuovo ufficio di destinazione che tifava per lei e si era speso in ogni modo e ciò le trasmetteva ottimismo e tranquillità. Aveva anche Saturno in favore, secondo Branco.

La mattina aveva fatto il rituale magico: acqua e limone, mandorle, camicia bianca che le porta bene. Wonder woman chiusa in bagno per due minuti, stavolta con convinzione. Tutto secondo i piani, quindi. Anche il sole splendeva alto nel cielo. Continua a leggere

Frammenti di una vita fa.

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Lavorare, lavorare veramente. Concentrata, attivando tutti i neuroni a disposizione, senza guardare l’orologio. Senza l’ansia di doversi precipitare a fare cose da mamma, da moglie, da amica.

Avere come unico mondo materiale a disposizione il trolley, quale prolungamento di te stessa; due natiche su un aereo l’unica certezza.

Cenare con una banana e dei cracker integrali e pensare che é meraviglioso.

Perdersi nei vicoli. Immaginare storie, dei passanti, dei ponti; sentirle, quasi fossi certa che sono accadute. Subire il fascino dei luoghi.

Spiare cosa mangiano gli altri clienti a colazione.

Truccarsi e mettere il tacco 12. Sentire lo sguardo degli uomini su di sé.

Distendersi a 4 di spade su un letto di albergo di lusso in una città prima di quel momento sconosciuta.

Fissare il soffitto bianco in contemplazione come fosse un cielo stellato.

Sentirsi soli, a tratti. Provare malinconia. Ricevere piacere dallo sguazzarci dentro.

Essere un animale selvatico. Libero.

Una trasferta inaspettata. I Piccoli momenti di felicità che avevo dimenticato. L’altra me che riaffiora e sorride in modo impercettibile, appagata.

Ogni tanto tocca darle ascolto.

 

Breve dizionario di orripilanti parole inglesi per sentirsi fighi a lavoro

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La domanda è: sopravviveremo?

Avete presente? Il mio Prof. si incazzava a morte se qualcuno inseriva parole inglesi in un contesto italiano; quelle latine sono state sempre ben accette, quelle delle lingue vive no.

Forse lui era un po’ troppo tranchant [ops, perentorio], però io giuro che non passa giorno  che non mi corra un brivido lungo la schiena o che non abbia un moto di violenza nei confronti del figo di turno o – peggio – dell’emulatore seriale, ossia quello che per sentirsi figo adotta le medesime litanie.

Purtroppo ormai sono circondata e senza volerlo le uso anch’io. Quando me ne accorgo vado in bagno e faccio harakiri: mi metto comodamente in ginocchio sui ceci e mi frusto sulla schiena fissando allo specchio il viso contrito e dolorante.

A voi l’elenco, meramente esemplificativo. Tra parentesi troverete alcuni sommessi suggerimenti per riportare la locuzione inglese a realtà:

  • FYI = For Your Interest, usato generalmente quando si gira una mail a qualcuno [chiediti se te l’hanno inoltrata solo per utilizzare l’acronimo]
  • Sono in call = sta facendo una chiamata [che potrebbe essere anche a sua nonna]
  • Ho una conference call = videoconferenza [vd. anche: sta su skype con la ragazza]
  • Lo faccio ASAP = as soon as possible [non appena avrò finito di scaccolarmi e scaricare da iTunes]
  • La mia card = ei fu bigliettino da visita, R.I.P. [che poi tutti buttano appena ti giri]
  • È un uomo di network = di relazione [non ha voglia di lavorare, ma è un intrallazzone]
  • È un workaholic = lavoratore indefessoo [tendenzialmente asociale o con problemi famigliari per cui preferisce non rientrare a casa]
  • Questa cosa non FITta = …….italianizzata di doesn’t fit [Potete usare il balcone alla mia dx se volete lanciarvi. Non vi biasimerò]
  • Questa cosa non FA SENSo = sarebbe doesn’t make sense [i veri fighi pensano in inglese e poi parlano in italiano per farti un favore. Stavolta buttatevi veramente]
  • La mia policy = ha l’abitudine di [ma in questo modo la eleva]
  • A che punto è il workflow? = [Il processo l’abbiamo cannato, o stiamo seguendo la tabella di marcia?]
  • È oggetto di review = revisione [ma se lo dici così sembra chissà chi la faccia, tipo manna dal cielo. Probabilmente non ci sta lavorando nessuno]
  • Hai una soluzione di back up? = alternativa [quando va bene il merito è di tutti, quando va male il cetriolo è tutto tuo, caro]
  • By definition, in any case, it depends= uguale in italiano [la potenza del ridicolo che si erge a magnificenza]
  • Davide è off = non è in ufficio [forse è a Honolulu, ma potrebbe anche essere a casa con la cagarella]

Breve esempio di dialogo con esponenti del mondo moderno in cui viviamo.

Tizio: Per il meeting, prepariamo le slide con vision, mission, background e core business; poi pensiamo alla brochure con cui presentiamo topic, working group, i singoli team con i rispettivi task. Prima di forwardare il tutto [forwardare??!! ABORRO], facciamo un briefing con i manager per l’ok. Okay?

Io: [non lo guardare come se fosse un coglione, non lo guardare come se fosse un coglione] Ok.

(Prossimo passo: dimenticare l’italiano. Analfabetizzazione in corso)

(TuTuTuTu. Blank. ByeBye.)

 

 

(immagine presa da www.comunitazione.it)

 

 

Su le probabilità di successo. Io, Wonder woman (almeno) per due minuti.

Ho deciso: applico il metodo Amy Cuddy, che ho visto su Ted. E poi pare che lo utilizzi anche Shonda Rhimes (non l’ho perdonata per la morte di Derek e dovrei denunciarla per procurata tristezza, ma è una donna cazzuta che quando vuole una cosa va e se la prende).

Il metodo consiste in questo: se vuoi ottenere quello che vuoi, devi riuscire a far parlare il linguaggio NON verbale. In poche parole deve essere il corpo a interloquire per te, trasmettendo fiducia e forte sicurezza.

Prima però devi immaginare di essere WONDER WOMAN, per almeno due minuti; puoi provarci dove vuoi tu, l’importante è che ti concentri. Che ridete?  Non sto scherzando, funziona così. Continua a leggere

Diamo un senso al lavoro dopo i festivi, anche se un senso non ce l’ha

Pensierino del giorno (perché solo un pensierino oggi riesco a produrre).

Non mi venissero a raccontare che dopo le feste o le vacanze si è efficienti come nei giorni normali. Oggi siamo tutti zombie che si drogano di CAFFEINA per riuscire a sopravvivere a questo rientro.

E allora la mia proposta è: senza infingimenti, perché non introduciamo la regolina che dopo le festività da calendario si fa mezzo dì?

Tanto è comunque una finta giornata lavorativa; siamo tutti presi dal simulare faccende d’interesse aziendale quando in realtà stiamo lì a premere REFRESH sul sito del quotidiano o del social che ci interessa (non si sa mai che qualcuno negli ultimi 4 secondi abbia postato qualcosa di veramente figo; ma naturalmente no, sta apatico pure lui). Per non parlare del giro di mail che parte per ammazzare quella mezz’ora, o delle boiate che si cercano su google pur di sfangare quei dieci minuti.

Anzi, guarda, oggi mi lavo i denti due volte, ché non fa mai male. E cerco pure una ricetta sfiziosa da fare stasera al posto dell’insalata e dei sofficini (che poi ci metto un botto per sceglierla ma so già che non la realizzerò mai, tanto sono svogliata. Però l’obiettivo arrivo-a-fine-giornata è raggiunto).

Guardiamo in faccia la realtà, siamo realisti. Oggi fammi uscire prima – che tanto la mia produttività è quella di una larva narcotizzata – e domani ti recupero tutto quello che non ho reso oggi.

Dicesi FLESSIBILITà. Alcuni datori illuminati permettono questa gestione anarchica ed efficace del proprio tempo. Ciò vuol dire, per es., che se tu sei una macchina da guerra sempre, vieni e fai tutta la giornata e se vuoi pernotti anche nel posto di lavoro. Se sei pazzo, libero di esprimerti.

Ma se invece sei di quegli uomini medi influenzati da:

primavera, rientro, post-sbornia o whatever

ti siedi alla scrivania un numero di ore minimo, giusto per riacquistare confidenza (sennò comunque il giorno dopo ti si ripresenterebbe il problema, e così all’infinito)… e poi giulivamente ti alzi e te ne vai. E hai tutto il benedetto pomeriggio a disposizione per riprenderti come Cristo comanda.

Che ne pensate? A volte credo che dovrei fare il premier.

Il tuo interlocutore ti ha stufato? Puf, ciaone.

Consegna della valutazione annuale; ostenti scarso interesse, ma dentro di te hai una squadra di tamburi battenti in azione. Il 2015 è l’anno della maternità, in cui ti sei fatta un culo a capanna per fingere che con un figlio puoi essere senza problemi egualmente produttiva.

E invece ad attenderti a questo evento c’è lei, la sagra delle BANALITA’. Una serie di frasi fatte messe insieme senza alcun senso e vestite da “l’azienda crede molto nei propri dipendenti” eblabla, ma con la variante cetriolo che aleggia nell’aria. Perché su di te non hanno scommesso neanche 10 centesimi, è chiaro come l’acqua cristallina del Caribe.

Ecco, è in quel momento in cui sei seduta davanti al tuo interlocutore – immobile, con lo sguardo fisso e l’espressione facciale paralizzata per non far trasparire disappunto/ noia/ MaVeramenteDevoAscoltareSteMinchiate -, che vorresti sparire. Eclissarti. PUF, evaporare.

Se avessi in questo momento la lampada di Aladino, uno dei tre desideri sarebbe IL DONO DELL’INVISIBILITA’ TEMPORANEA. Una cosa fantasmagorica! L’antidoto al tedio e all’ipocrisia. Semplice, efficace, indolore.

Da utilizzare quando ti intrattieni con il più grande raccomandato della storia che ha deciso di fare la sua battaglia per la meritocrazia, o quando la profumiera più profumiera che conosci ti attacca il pippone sul come mai tutti gli uomini si innamorino di lei, costringendola suo malgrado a ferirli. Ma potrebbe essere usato all’occorrenza anche nelle occasioni più disparate.. che so, se qualcuno a tradimento tira fuori il filmino del matrimonio che dura solo 2h36m, o se capiti in quella tavolata di amici di lungo corso che partono con  racconti interminabili della loro avventurone da liceali (uniche, peraltro – perché, mannacc a loro, quante ne hanno combinate). Per le lamentele della nonna, mi dispiace no, non vale; quelle vanno sempre accettate con affetto, ché le nonne non sta bene lasciarle sole a parlare con il muro.

La conseguenza non sarebbe solamente una riconciliazione con il proprio Karma, ma il  riappropriarsi del TEMPO perduto, e il recupero dello stesso per eventi fondamentali quali estetista, parrucchiere, birra con gli amici.

A questo proposito avrei pertanto una preghiera.

Caro Creatore, quando farai la bella copia di questo incasinato mondo.. potresti per favore inserire il dono dell’invisibilità tra gli accessori di noi umani? Non ti sto chiedendo il full optional chiavi in mano, ma un aiutino. In questo modo:

  1. ci potremmo risparmiare di sentire un sacco di minchiate.
  2. sarebbe un’occasione per chi le spara di fare autocritica. (Del tipo «Ma come mai questo qui è sparito? Che cafone, ma come si è permesso!» «Oibò anche quest’altro s’è dato, tutti maleducati oggi»… «Cosa c’è che non va che tutti si danno??»)
  3. la pace nel mondo sarebbe un obiettivo reale.