Quei 20minuti che non cambierei per nulla al mondo

Un cucciolo di uomo che si stropiccia gli occhi e vuole essere il centro delle mie coccole.

Inizia la sua personale battaglia contro il sonno, sul lettone. Si gira, mi abbraccia, apre le fauci e ci infila dentro il mio naso, ridiamo. Si può essere complici di un bambino di un anno e mezzo?  Sì, si può.

Sbatte i piedi, si dimena, mi morde il mento e sorride con gli occhi. Mi tira i capelli, si butta sulla mia pancia. Sul viso già due fessure.

Guancia a guancia, morbidezza che neanche la pubblicità della carta igienica.

Ma-m-ma.

Piccole dita che si accarezzano i capelli e cercano a tentoni il viso familiare.

Morfeo è arrivato, su quel cuscino due labbra che sporgono, un pugnetto semichiuso e un corpicino che sale, e poi scende. Sale, e poi scende.

Chissà che la pace interiore per me non sia uno status duraturo, ma singoli momenti quando il buio avvolge la città e il tempo sembra scorrere più lento. Quando la fatica, la noia e l’adrenalina sono spazzate via; a cullare me stanchezza e un universo di tenerezza.

Io, questi brevi attimi di felicità, non li baratterei per nulla al mondo.

bambino-che-dorme

(Foto presa da blog.bimbonaturale.org). Non è mio figlio, ma rende bene l’idea.