Il mio NON-Tempo

Stavo facendo pulizia nella mail piena ed è saltata fuori questa.

Marzo 2012.

Un tuffo al cuore rileggerla. Sono sempre io [c’è tutto, persino la cosa del cazzeggio per il cazzeggio], ma non sono io. Era un periodo di transizione tra un lavoro e l’altro, un limbo all’alba di un nuovo giorno. E per un attimo ho sentito, di nuovo, quel fremito: adrenalina e paura per ciò che sarebbe stato. Continua a leggere

Silenzio stampa per rifocillare l’anima

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Lo dovrebbe prescrivere il medico: semel in anno licet insanire, nel senso di “uscire da se stessi”. Scomparire, dileguarsi. Digital detox, nei tempi moderni.

È cominciata senza volerlo appena andata in ferie. Il cucciolo di uomo, per evitare di essere strangolato causa iperattività, in determinati momenti della giornata – coincidenti con il climax di intolleranza dei genitori – è stato “sedato” a forza di video su Youtube [molto poco educativo.. ma un giorno capirete]. Non avendo la wifi a corredo del mio prestante fisico, dopo già 3 giorni avevo finito i giga. TRAGEDIA.

E invece.

In modo naturale è iniziato il mio percorso di disintossicazione, aiutata anche da un cambio di operatore; col passare dei giorni è divenuta una scelta fino alla fine del periodo vacanziero. Zero internet, zero facebook, zero blog, zero outlook, poco whatsapp, poche chiamate.

Ho vissuto la mia parentesi di vita per un mese senza avere cognizione né interesse per quella degli altri. In una bolla di sapone anni ’90 zeppa di letture, gelati e corse in bicicletta [negli stabilimenti hanno passato persino gli Ace of Base, non ci volevo credere]. Mio figlio e Dr.♥ H24, giornate intere a disposizione che si susseguono noncuranti del calendario, l’impressione di essere sempre stata lì e che prima ci fosse solo il nulla.

Un’esperienza simile dai tratti molto molto più intensi l’avevo sperimentata negli Erasmus presi lungo la strada [ne parlerò prima o poi, credo di aver vissuto 7 esistenze come i gatti. E molte altre ancora mi attendo di vivere]. Rendersi irreperibile per periodi consistenti, senza snobismo: se non ci sei, per me è difficile spiegartelo e quindi ci vediamo al ritorno, tutto qui. Condividere con le persone che incontri, liberarsi del fastidio di mandare notizie, foto, mail e di mantenere per forza una qualche forma di connessione con l’ordinario.

D’altronde prima come facevamo? Assaporavamo. Ci annoiavamo. Fantasticavamo su cosa stesse facendo il resto della ciurma. Immaginavamo futuri migliori, strade da percorrere. Ci davamo il tempo di sedimentare, rielaborare e poi buttare fuori.

Ci davamo il TEMPO.

Staccare è spegnere il tuo mondo, tutto quanto – compresa la te di tutti i giorni – e incontrarti diversa in un luogo altro con persone nuove.

Un pezzetto piccolo di questa persona alla fine del viaggio tornerà nel vecchio amato mondo, che nel frattempo si sarà allargato un pochino, avrà conquistato metri cubi di libertà [alcune anime, in verità, non tornano affatto; una volta iniziato a girovagare non si fermano più, e sono quelle che amo e invidio. Mi ci attacco come una cozza quando le becco, ma sono rare; ah, se sono rare].

Eclissarti serve a vivere appieno, per una volta almeno, senza messaggini o telefonatine a interrompere la magia, senza che in un soffio “the moment has just passed you by” (cit. Matrimonio del mio miglior amico) [Somma riverenza per i dialoghi di alcune commedie romantiche, io e mia sorella ci abbiamo passato l’adolescenza a impararli a memoria, in inglese per giunta. E qui è giusto che cali il silenzio].

Staccare vuol dire riconnetterti alla vecchia te e irradiarla di luce nuova, ricaricarla di energia verde.

I buoni propositi a casa mia si tengono in serbo per settembre, si va con l’anno accademico.

APPUNTO.

Sono tornata. Mi sento un leone. Voglio farcela.

 

 

(Immagine presa da tedxvicenza.com)

Coraggiosi di tutta Europa, appuntamento al ristorante nudista!

Ho letto che a Londra – posto magico in cui tutti stanno più avanti – sta per aprire un ristorante NUDISTA.

omg

(immagine presa da http://www.istockphoto.com)

Oh yes, proprio così. A parte l’efficace battuta ‘The PENIS on the table (cit.), cerco di immaginare come funzioni.

“Buonasera.”

“Buonasera.”

“Lascia il cappotto? Ci penso io. Per mutande e calzini faccia pure da solo; sa, la privacy e l’igiene. Può spogliarsi in fondo a destra, c’è un camerino. È unisex, naturalmente; qui non abbiamo segreti.”

Esci dal camerino e con estrema nonchalance ti rechi al tavolo e appoggi le tue natiche a pelle sulla sedia, che si speri – a questo punto – essere morbida e confortevole. Un’eventuale seduta in ferro battuto, che tanto va di moda ora nei locali post-industriali, potrebbe scatenare una cistite, non dimenticatelo. Quindi vagliate bene la cosa, in caso.

Dopodiché inizia la vostra seratina romantica, davanti a un di lui nudo come un verme e a una schiera di sconosciuti con cui avete scelto di condividere una certa intimità.

Ora, se siete al primo appuntamento e scegliete questo locale (a meno che non assomigliate a Cindy Crawford dei bei tempi) non state tanto bene. Ma anche in caso di rapporto consolidato, direi che dimostrate una certa AUDACIA. Perché?

  1. Quando ti siedi, inevitabilmente si formano un certo numero di pieghe sul pancino/one antiestetiche alla vista, che si accentuano se procedi a riempire lo stomaco con cibarie e vivande d’ogni tipo. Un vestitino stile impero serve anche a questo, a nascondere tali brutture e a renderti più affascinante.
  2. Sempre se ti siedi e decidi anche di accavallare le gambe, appaiono sulla coscia come tante piccole e grandi bucce d’arancia da grattare, che tu certo speri di coprire con una gonna tattica o un pantalone carino. In questo caso, devi sfidare la sorte e sperare che il locale abbia scelto una tovaglia lunga, da utilizzare strategicamente come separè.
  3. In tutto questo devi incrociare le dita che non ci sia una figa nel raggio di 10 metri, altrimenti potresti assistere allo spiacevole spettacolo di vedere l’effetto che produce sul tuo ragazzo. Il che, se da un lato dimostra che il suo apparato funziona ancora alla grande, può comunque produrre una certa frustrazione.
  4. Augurati che ci sia un minimo di riscaldamento anche in estate. Considerato che in Inghilterra è difficile indossare il costume persino in agosto, rimanere di sera completamente ignudi è particolarmente sfidante per il tuo sistema immunitario. In compenso coloro che ti sono vicini potranno godere della vista di due seni turgidi dai capezzoli dritti e intirizziti.
  5. Come la mettiamo quando ci vengono a trovare le nostre amiche “in quei giorni” al mese? Bisogna disdire, per forza.

Però – eheh – pensate anche che non dovrete in alcun modo preoccuparvi di quale vestito indossare per fare colpo! Zero prove e stravolgimenti dell’armadio; l’ordine della tua camera ne beneficierà.

E poi, vuoi mettere le RISATE pazze che vi farete prima durante e dopo l’esperienza?

Io dal canto mio lo vedo già come luogo per il prossimo reality show condotto da Gordon Ramsay e Rocco Siffredi insieme: MASTERSEX.

 

 

E’ arrivata la primavera e ci vestiamo tutti un po’ alla cacchio di cane

Il momento dell’anno che preferisco in assoluto.

Non solo perché ha bussato Primavera e il sole sorride alle nostre facce da beoti, ma perché tutti sono FUORI come io mi sento DENTRO!!

Un casino, un bordello. Non si capisce nulla.

Ci sono i PIGRI, reticenti all’operazione “cambio di stagione e spreco preziosi momenti d’ozio a estrarre roba a cui non sono ancora pronto” (tra quelli ci sono io, per la cronaca). Li vedi girare per le strade di scuro vestiti, alcuni anche in lana, e affaticati. Decisamente affaticati. La gocciolina che inevitabilmente scorre sulla fronte scoperta lascia intendere un’ascella pezzata fortunatamente coperta.

Poi ci sono gli IMPAZIENTI, che al primo raggio ti tirano fuori la t-shirt hawaiana o il sandalo aperto da portare rigorosamente con smalto tono acceso. Della serie, io sono nato pronto. Vanno collocati nella stessa fascia dei turisti nordici, per i quali però questa considerazione vale all year long, non solo adesso.

Poi ci sono i VORREI-MA-NON-POSSO. Un mix esplosivo, da far girar la testa (a volte sono anche in questa categoria). Sono talmente improbabili che li vedi quasi procedere fischiettando, tanto si sentono fuori luogo. La calza pesante nera, il giacchetto leggero magari di color beige o ghiaccio, il cappello di lanetta e la borsa estiva.

E infine ci sono i “NON ME LO CHIEDETE PROPRIO COME SONO USCITO STAMATTINA, sembro un profugo appena sbarcato ma la verità è che non sapevo come minchia vestirmi. Ho caldo ma non mi va di fare l’operazione di cui sopra; per cui ho rimediato una simil tuta – un grande evergreen riciclabile per tutto l’anno – con un giubbino elegante e una sciarpa che non c’entra niente. Va beeeeene??”.

Non è adorabile tutto ciò?

Cammini, osservi e ti scappa una risata; sicuro come è sicuro che stasera mangerò mezzo uovo di Pasqua avanzato (è pure bianco alle nocciole, capirai, impossibile resistere).

Non esiste omologazione in questo affaccio di stagione. Ognuno è folle a modo suo, e lo palesa.

E spiennili ‘sti soldi mood of life

Se hai più di 30 anni, un lavoro e campi ancora come uno studente universitario fuori sede, è ora di cambiare approccio. Immediatamente. Vale anche se hai trovato un povero cristo/a che ti campi (ma forse in questo caso non hai bisogno di alcun consiglio, ché probabilmente sei tu che hai capito tutto).

Via pasta col pesto, tonno in scatola due volte a settimana e ostelli di seconda categoria! Non avrai più la LIBERTA’ di un tempo (purtroppo), ma hai i SOLDI, o almeno  più soldi di quanto prima passava la casa. Devi entrare nell’ordine di idee che quelle 24 ore VERE a disposizione non torneranno più, ma puoi barattarle con alta qualità di vita nei momenti liberi.

Il ragionamento è il seguente: passi gran parte dell’anno murato vivo davanti a un computer e quando metti il nasino fuori fai il tirchio? Non va bene, non va bene. Lo capisci da solo.

Sembra così ovvio, per me non lo era affatto. Io devo ringraziare ENZO, il vicino di ombrellone di qualche estate fa. Mentre ci stavamo disperando perché non trovavamo per i nostri amici un posticino decente a Santorini in agosto a meno di un rene per uno, interviene in punta di piedi questo signore napoletano, suggerendoci l’albergo più esclusivo dell’isola, da cui godere il panorama mozzafiato che avrebbero ricordato per tutta la vita. Perplessi, gli abbiamo fatto notare che era sì meraviglioso, ma anche caro ammazzato e dunque non faceva al nostro caso.

E lui, ha detto in un soffio, guardando lei dritta negli occhi : “..Marò, e spiennili sti soldi!”, con annesso accompagnamento di mano e avambraccio nell’aria.

Attimo di silenzio, pausa; questo tizio, beato lui, la faceva facile, mica uno può spendere così tanto per una vacanza. E poi come si fa?

Già.. e poi? E poi amen.

Che crepi l’avarizia, la vita va goduta! Imborghesiamoci un po’, a piccole dosi non è una malattia mortale. In un bel posto o dopo aver bevuto bene l’amore si fa anche meglio. Dopo, certo, dovremo mangiare pane e cipolla a casa per qualche giorno, ma chissene. In quel momento SOLE, VENTO, VINO, TRALLALLA’. Diamo una chance alla Felicità.

Se vi interessa saperlo, i due hanno prenotato in quel posto meraviglioso e ancora oggi raccontano che quella – ahhh sì – è stata l’estate più bella. Enzo è diventato il nostro mito e “spiennili sti soldi” una filosofia di vita.

Perciò, io e la mia comitiva ti invitiamo ad aderire alle campagna: LIFE is now. Non fare il pidocchio.