Metti una pausa pranzo vera

Succede che un venerdì decidi che non farai i soliti 30 minuti.

Ti fai travolgere dal sole e dagli odori. Hai dimenticato gli occhiali da sole su, ma meglio così. Cammini con due fessure al posto degli occhi, vieni inondato dalla luce.

C’è una vita qui fuori ragazzi, un caos piacevole. Ma è tanto bello tutti i giorni e io me lo perdo sempre? Fontana di Trevi accecante così bianca, uno spettacolo per gli occhi [grazie Fendi, senti a me].

In una piazzetta minuscola Continua a leggere

Ogni giorno a Roma una gazzella

Ogni giorno a Roma, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre e inventarsi i draghi o altrimenti soccomberà. Specie se piove.

roma-sotto-pioggia

Nello specifico se questa gazzella [che poi tanto gazzella non è] accidentalmente è di prole + passeggino munita, bisogna che abbia coscienza che passerà un gran brutto momento.

Potrà affannarsi quanto vuole nel cercare di reperire un taxi, attaccarsi di gran lena a quel benedetto telefono neanche la chiamata fosse indirizzata a un fidanzato fedifrago da prendere urgentemente a male-parole.. a Roma quando butta H2O non ci sono vetture disponibili.

Potrà tentare sotto il tintinnìo dell’acqua di raggiungere la più vicina postazione macchine, ma in cuor suo sa già che troverà solo parcheggi vuoti e nessuna carrozza bianca ad attenderla.

Allora potrà aspettare l’autobus come un Paese civile consentirebbe, speranzosamente felice di avere ancora un piano B.    E quarto d’ora dopo quarto d’ora le si pareranno dinanzi mezzi pubblici in cui non entrerebbe neanche Kate Moss, figuriamoci la di lei figura accompagnata da 4 ruote motrici.

Le passa per un attimo l’idea di buttarsi in mezzo la strada sperando di impietosire qualche malcapitato guidatore, ma poi rinsavisce ricordandosi che sarebbe comunque vano perché lavora in una zona ZTL [‘tacci sua]. A questo punto è consapevole di essere dinanzi a un bivio: tornare sconsolata indietro e bruciarsi un giorno di ferie – decisione amara, ma decisamente saggia – ovvero avventurarsi sotto la pioggia battente [perché nel mentre la situazione metereologica è decisamente peggiorata, culo] con il piccolo che inizia a dare segnali di cedimento. E da vera incosciente opta per la seconda.

La gazzella potrà anche camminare assai veloce [concedendosi di imprecare a gran voce contro Giove Pluvio] e percorrere i 3 km tentando di emulare Usain Bolt, ma non dovrà poi lamentarsi se alla sera:

– il cucciolo di uomo, seppur rintanato nel suo parapioggia, avrà la broncopolmonite;

– lei avrà perso la patria potestà grazie ai passanti, sprezzanti ed esterrefatti, che hanno chiamato la polizia in un moto di solidarietà alla creatura.

La gazzella incosciente e pazza, comunque, a fine giornata – sempre se non farà una brutta fine [c’è ancora il ritorno da percorrere, sigh] – propone l’adozione di un adagio:

 Quando il cielo PIANGE, il romano SINGHIOZZA: La città fa ACQUA.

Fenomenologia del pedone romano

Ovvero capiamo perché ogni giorno ci comportiamo come se volessimo finire sotto una macchina.

Mi spiego. La mia affermazione nasce da un’osservazione di ANNI in ambientazione capitolina, con serie storica dunque ben popolata. La circoscrivo alla capitale perché ho vissuto per un po’ al nord e all’estero e non mi è sembrato di assistere alle stesse scene, o almeno non con questa quotidianeità. La premessa è che lo faccio sempre anch’io, e dunque la colgo come un’occasione per psicoanalizzarmi (come se questo fosse il problemino nel mio cervelletto malato).

Avete presente quegli oggetti alti e gialli sul ciglio dei marciapiedi, di solito in prossimità di incroci, che si colorano di 3 lucine carine? Quando proiettano la sagoma di un omino rosso, è un codice per dire VADE RETRO, PEDONE.

E perché, di grazia – a parte qualche turista e qualche ligio alla regola o attaccato alla vita -, una frotta di gente si fionda dall’altra sponda della strada, noncurante degli scooteroni che avanzano e de “ma li mortacci tua” che fioccano? Siamo anche in tante dotate di carrozzina e di kit mamma-fantastica-che-pensa-a-tutto, peccato che poi assumiamo questo comportamento da adolescenti in piena ribellione al sistema.

La domanda è: perché?

Escluderei l’opzione suicidio. Non apparteniamo tutti alla stessa setta che ha programmato per quel giorno un suicidio di massa; ed è vero che la città è oggettivamente invivibile (specie se hai prole al seguito), ma non è una motivazione sufficiente per decidere di farla finita.

La risposta di getto e di certo più plausibile è.. per arrivare PRIMA.

Ma quanto prima?? In un percorso di circa 2 km avremo risparmiato 5 minuti al massimo (tenendoci larghini) e quindi, a meno che non dobbiamo coprire distanze da maratoneti, il gioco non vale la candela.

La domanda madre però è: che minchia abbiamo da fare di così URGENTE? Sembriamo quei pazzi che in autostrada vanno a 200 km/h, rischiando il maxi-tamponamento, per arrivare ben DIECI minuti prima. Cacchio, in dieci minuti, vuoi mettere? Scambio due chiacchiere in ascensore, ci esce pure una spremuta a casa. Botta de vita.

Considerato che non siamo dentro una action-movie (che vita avventurosa sarebbe!!) e soprattutto che le sorti del Pianeta non dipendono da noi, direi che possiamo preservare la nostra pellaccia dura e campare più rilassati.

Da domani, signori, codice etico del pedone:

omino verde →vai popo tranzollo

omino rosso → fai la persona civile e statte fermo.

Omino giallo lampeggiante → vabbè va, te la p(u)oi rischia!!

Andata, allora. Tutti d’accordo.