Piscina, sostantivo del verbo XXX

Bruciati dal sole, un mal di testa da insolazione, una spossatezza infinita pur essendo stati immobili in piedi per ore è il bilancio di questo week-end. Ma ci tornerei.

Mi servirebbe una settimana di ferie da sola, in cui passare dal divano al letto dal letto al divano per riprendermi, con schifezze a domicilio e film a catena. Insieme ai pop corn, uno tira l’altro. Ma ci tornerei.

Welcome to the hell e non sporting center dovrebbero scrivere all’entrata. Due giorni di piscina pieni pieni. In cui tu, adulto sopra il metro e 30, non puoi mettere neanche un alluce. Devi rimanere fuori a cuocerti come un pollo allo spiedo sotto il sole a schioppettella, 70 gradi sul cemento sognando piedi di amianto.  Ogni tanto ti è concesso di bagnare la testa, negli intermezzi tra

“Hey hey tesoro, che fai? Quella pistola non è la tua, ridalla a Francesco, non vi menate dai”

“Che corri sul bordo? ti ammazzi, si sciv.. uuussignore!! Te L’avevo detto mannaggia a te! Nooo, non piangere, non è niente” [mentre ti chiedi se non sia il caso di portarlo al PS]

e l’immancabile

“Che è quella faccia? Non mi dire che.. stai faceeendo la caaaa-c-c-a?! Esci immediatamente! Porca miseria!”

Ma ci tornerei.

Un inferno di strilli, secchielli, bevute di cloro, litigi a ripetizione, ombrelloni che non fanno ombra, finti sorrisi tra genitori che vorrebbero appioppare l’uno i figli all’altro e andarsi a scolare una birra ghiacciata sotto il porticato. E invece si ritrovano col segno dell’infradito. L’acqua che è diventata un brodo, non solo per il caldo. Inizi a interrogarti sull’etimologia del termine piscina….. Il tutto mentre di tanto in tanto getti lo sguardo più in là della siepe, a quella olimpionica. Adulti con un buon libro in mano, adulti che scambiano due chiacchiere, che non appena iniziano a percepire la temperatura fanno un tuffo dove l’acqua è più blu niente di più. Adulti liberi che mi fanno rosicare, insomma. Ma ci tornerei.

Perché? Perché Duracell ha ora due belle gote rosse, si è divertito come un bambino [doh] ed è poi svenuto alle ore 21 biascicando Pisssina pisssina. Ignaro che domani toccherá a lui fare il pollo allo spiedo per 8 ore, al nido.

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Questo è come tu lo immagini prima di andare. Vi risparmio la foto con la realtà.

 

Lo sbrocco a rischio infarto

Quando cresci impari a trattenere l’impulsività. E se tendenzialmente questa è una buona notizia, a volte non è giusto. Non per l’accadimento in sé, ma per l’armonia complessiva della relazione con l’altro.

Decidere di interporre tra uno sgarbo e la sua reazione un certo intervallo di tempo fa sì che molto spesso si passi dal

“non voglio agire sull’onda dello scazzo, ci penso un po’ così doso meglio le parole”

al

“che senso ha agire, oramai lascio correre proprio”.

Così, senza saperlo né volerlo, si prende un pezzetto di rancore e lo si mette in tasca, chiudendo anche la zip. Non si vede,  ma è pronto a sbucar fuori al primo cambio di stagione. Continua a leggere