Che sia un buon gioLno

Un lunedì mattina tragico, condito di 50 gradi all’ombra e numerose incombenze in agenda, indurito dall’essenza stessa del lunedì e ulteriormente aggravato dal collocarsi a cavallo di mesi infuocati di lavoro e costellati di picchi di spossatezza, apatia, debilitazione e pressione a 1. Un risveglio all’insegna della positività, dunque. Continua a leggere

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Piscina, sostantivo del verbo XXX

Bruciati dal sole, un mal di testa da insolazione, una spossatezza infinita pur essendo stati immobili in piedi per ore è il bilancio di questo week-end. Ma ci tornerei.

Mi servirebbe una settimana di ferie da sola, in cui passare dal divano al letto dal letto al divano per riprendermi, con schifezze a domicilio e film a catena. Insieme ai pop corn, uno tira l’altro. Ma ci tornerei.

Welcome to the hell e non sporting center dovrebbero scrivere all’entrata. Due giorni di piscina pieni pieni. In cui tu, adulto sopra il metro e 30, non puoi mettere neanche un alluce. Devi rimanere fuori a cuocerti come un pollo allo spiedo sotto il sole a schioppettella, 70 gradi sul cemento sognando piedi di amianto.   Continua a leggere

Lo sbrocco a rischio infarto

Quando cresci impari a trattenere l’impulsività. E se tendenzialmente questa è una buona notizia, a volte non è giusto. Non per l’accadimento in sé, ma per l’armonia complessiva della relazione con l’altro.

Decidere di interporre tra uno sgarbo e la sua reazione un certo intervallo di tempo fa sì che molto spesso si passi dal

“non voglio agire sull’onda dello scazzo, ci penso un po’ così doso meglio le parole”

al

“che senso ha agire, oramai lascio correre proprio”.

Così, senza saperlo né volerlo, si prende un pezzetto di rancore e lo si mette in tasca, chiudendo anche la zip. Non si vede,  ma è pronto a sbucar fuori al primo cambio di stagione. Continua a leggere