E io che volevo solo sentirmi una figa

Mentre le mie amiche sono a Budapest a divertirsi e ubriacarsi e io sono a casa a rosicare che non sono potuta andare, ho deciso di approfittare dedicando un po’ di tempo ai trattamenti beauty in casa.

Per cui sono uscita, ho comprato l’occorrente e mi sono messa di buona lena a lavorare. Obiettivo: diventare una figa [la potenza taumaturgica della suggestione (ops, illusione), tipica delle donne quando varcano la soglia di qualsivoglia centro estetico].

Stasera ho mangiato persino il minestrone. Di sabato, non so se rendo.

Ci sono quelle giornate un po’ strane, in cui si hanno le fregole [termine tecnico intraducibile] non si sa bene per quale astrusa ragione. Ed è così che – oltre alle sopracciglia diverse, i baffi violacei e lo smalto viola sfiga – ti ritrovi da sola, nella vasca, in piedi, ricoperta di crema depilatoria aspettando i fatidici 15 minuti e sperando che la gamba non si infiammi troppo da dover chiamare i Pompieri. Tu che sei sempre andata di ceretta, ma stasera volevi dare una sferzata di novità, senza immaginare che questi dannati arnesi puzzano peggio di una stalla e pizzicano neanche fossero ortica. Tra l’altro, se ho ben inteso dalle istruzioni, non garantiscono neanche il risultano.

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Ecco, io mi aspettavo una cosa piacevole e scanzonata di questo tipo, magari canticchiando Prince

Allora ti fermi e preghi che Dr. ❤️ e Tempesta non aprano la porta; se lo faranno, li perderai irrimediabilmente.

Già che ci sei invochi i Santi protettori della decenza affinché anche gli amici – che molto carinamente stanno arrivando per bere un bicchiere di vino in compagnia – non ti chiedano di andare in bagno. Credo che sia già troppo tardi, mi sembra che L’olezzo abbia infestato la casa tutta.

Basterà spalancare tutto e far cambiare l’aria?

Eccolo, sta già urlando: “Tiffanyyyy, ma ti senti bene la dentro? Ti ha mica fatto male il minestrone?? Spalanca!! Serve aiuto??”

Uscirà, insieme al fetore, anche questa imbarazzante pagina della mia esistenza?

Io, volevo solo sentirmi una figa stasera.

La gola

Tornano i dialoghi con il mio amico Romolo sui sette vizi capitali. Oggi ci abbuffiamo di gusto!

Lui. “Ci vuole un fisico bestiale, anche per bere e per fumare”, cantava qualche anno Luca Carboni. Un fisico che io non ho! Ecco, questo forse davvero è un vizio che uno si può permettere solo in determinati periodi della vita. Forse il mio amico Dario ricorderà quando ci ingozzavamo con i famosi extraterrestri della madre (una fetta di petto di pollo arrotolata con prosciutto e mozzarella, panata e fritta nell’olio d’oliva calabrese che loro si facevano mandare su da Rossano). O quando per fare uno spuntino ci facevamo quei toast fritti in un panetto di burro, perché il tostapane ci sembrava che li seccasse troppo…

Lei. Mettetemi davanti un buffet e mi vedrete fare TILT, una slot machine impazzita che gira gira e non si ferma più, capace di fagocitare finanche la tovaglia su cui poggiano le vivande, affermando convinta cose del tipo “assaggiala,  non è male,  i rilievi in oro sono croccanti al punto giusto”. In quel momento di perdizione assoluta che sono gli aperitivi ai matrimoni, specie per la fila ai fritti, sono solita indossare un caschetto da rugbista e l’andamento combattente di Porthos dei Tre moschettieri, perché la guerra è guerra. Una sobria gentil donzella, insomma.

Lui. Insomma una volta effettivamente ero molto tentato a cedere alle lusinghe della gola. Diciamo che è un vizio che forse vorrei avere, ma proprio non ce la faccio. L’ansia per il colesterolo alto, il reflusso esofageo, il nervoso se non mi entrano più i pantaloni dell’anno prima…no, la gola è proprio un vizio che non mi posso più permettere.  O forse, detto in altre parole, sto diventando vecchio. Che non vuol dire automaticamente saggio. Anzi. Solo che capisci meglio i tuoi limiti, valuti quello che puoi fare e quello no. Visto che la quantità ha forti controindicazioni, ripieghi per la qualità. Te la tiri un po’, fai lo snob, con quei piattini belli da vedere e politically correct. Ma dentro di te sai che è un ripiego. E rimpiangi quei bei due etti di spaghetti alla carbonara che ti sparavi senza colpo ferire e senza problemi digestivi qualche anno prima!

Lei. Purtroppo anche io non posso più estrinsecare come vorrei la mia potenza divina  (perché di questo stiamo parlando, di superpoteri del palato) e ho saggiamento deviato verso la qualità, diventando uno di quei mostri anche detti FOODIES: persone estremamente motivate ma con umani limiti fisici che decidono di cedere alle lusinghe della gola ogni tanto, ma al top. Folli personaggi alla ricerca del miglior hambuger, il miglior gelato, il migliore ristorante, il miglior tortino al cioccolato. Conosco tizi fomentati per il tango che girano il mondo inseguendo milonghe. Ecco, noi inseguiamo salamelle [anche formaggi e salsine varie. O Il pomodoro che sa di pomodoro]. Ciao, sono la tossicodipendente del cibo, il Ciaccio dei tempi moderni. E a giudicare da chi ho accanto, sono in buona compagnia… in una vera, peccaminosa, goduriosa spirale senza via d’uscita.

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Pensieri che forse non diverranno mai azione

Sono giorni strani quelli dopo un uragano. Tutto sembra apparentemente calmo, quasi uguale a se stesso.

Ricominci a fare le cose di sempre: il caffè delle 9.30, il pranzo con le persone amiche, la defenestrazione alla solita ora ché sennò al nido tuo figlio é sempre l’ultimo. Ma c’è stato un uragano ed è inutile che fai finta di niente. Dentro di te stai cercando di raccogliere i cocci e ti domandi, nell’ordine:

1. Sei qui a cercare di costruirti una credibilità mattone dopo mattone da anni e poi bastano pochi secondi per perdere quota [che già – diciamocelo – non era poi st’ Himalaya]. Ma allora che senso ha?

2. Stai togliendo tempo prezioso alle persone che ami e alle cose che più ti interessano per questo, non sai neanche bene perché.. ma poi basta un “Non hai performato come ci aspettavamo, siamo delusi” per dover riniziare daccapo tutta la trafila delle fondamenta della stima.  Sei sicura di volerlo fare?

3. Cerchi di fingere che non ti tange, ma non è vero. Stai mentendo a stessa perché purtroppo ti interessa eccome, questo meccanismo perverso da XX secolo. Perché ti prende, perché ti fai risucchiare? Dove, dove hai sbagliato per farti lacerare così?

4. Come hai fatto a perdere la visione d’insieme? Cosa ti spinge a concentrarti su questo micragnoso, buio, asfittico angolo di mondo?

5. La Tiffany ventenne piena di sogni ed energia da sparare per il Globo intero é scappata via schifata o vuole farsi trovare, se hai voglia e forza di cercarla?

Abbi il coraggio, esci da dove ti sei chiusa da sola. Fuori c’è un bel sole caldo, nonostante sia novembre.

L’invidia

Il tour per i 7 vizi capitali, in compagnia del mitico Romolo, fa tappa oggi a casa dell’invidia.

Lui. Io non sono invidioso. Dovessi fare una classifica fra i sette vizi, probabilmente questo lo metterei all’ultimo posto. Forse sono troppo presuntuoso per essere invidioso. O forse, più semplicemente, sono contento di come sono. Un po’ come a sette e mezzo, quando dici “sto”. Non per paura di sballare, ma perché pensi di avere in mano delle belle carte (quattro assi, bada bene di un colore solo!).

Lei.L’invidia è una gran brutta bestia” ci ripeteva all’infinito la suora delle elementari (sì, ho fatto le suore; di quelle severissime), inculcandoci sin da piccolini la pericolosità di  questa fiera che ti monta dentro e ti acceca, portandoti ineluttabilmente alla cattiveria. Fortunatamente non mi appartiene, anzi.. se possibile é lontano da me anni luce. L’invidia subentra quando pensi che il successo degli altri tolga qualcosa a te e io, in tutta sincerità, vedo il nostro percorso così personale, così intrinsecamente segnato dalle peculiari esperienze che ogni giorno anche inconsciamente facciamo, da non credere che il successo altrui possa danneggiarmi.

Lui. Che poi in realtà nella vita non è che se arrivano altre carte ci sia il rischio di sballare. Anzi. C’è sempre da migliorare. Ad esempio mi piacerebbe tanto saper suonare uno strumento come si deve. Oppure mi piacerebbe parlare fluentemente le lingue straniere. E poi vorrei tanto imparare a nuotare. Però non posso dire di essere invidioso di Eric Clapton o di Michael Phelps (lo sapete che per medaglie vinte, se fosse una nazione, nel medagliere di tutti i tempi, starebbe nei primi venti paesi nella storia delle Olimpiadi! Ecco, in effetti, se uno dovesse proprio essere invidioso…)

Lei. Ma – confesso – qualche anno fa mi é capitato di sperimentarla, una cosa brutta, peraltro nei confronti di una persona a cui voglio molto bene che era riuscita dove io avevo fallito. E non lo auguro a nessuno. L’invidia per me é stato dolore. Percepisci che é  ingiusto quello che stai provando e perciò tenti di soffocarlo, ma si impossessa di te in modo subdolo e ti fa perdere in naturalezza. Ti trovi anche a leggere le cose che accadono in una veste oscura (gomblotto!! Klikka qui se sei indignato anche tu!) e a dire frasi che non ti appartengono, salvo pentirti il secondo dopo che le hai pronunciate. Perché quella TU non ti piace affatto. Allora l’unica é respirare e allontanarti “a prendere un po’ d’aria”. La nebbia si dipana, torni a ridere e festeggiare per l’altro (che lo merita tutto peraltro), torni con le gote rosse di chi ha appena corso. E sei felice.

Lui. Eppure proprio non mi viene di esserlo. Anche, che so, vedendo gente più ricca o apparentemente più fortunata. Sono un po’ fatalista, penso che i conti andrebbero fatti alla fine. E soprattutto conoscendo tutti i dettagli delle storie. Anche quelli meno noti. Mi viene sempre da pensare che dietro le più grandi fortune, a volte si nasconda qualche magagna. Siamo invidiosi di persone che forse stanno molto peggio di noi. Perché la felicità non è un tanto al chilo e a volte per essere felici basta un sorriso di una sconosciuta, una canzone alla radio, un goal al 90.

Lei. Sì perché cosa c’é di più bello che partecipare alla gioia degli altri? Come può questo non aggiungere un soffio di felicità anche alla tua di vita? Ammiriamo, non invidiamo. Il mio motto da sempre (dopo il Chi se ne fott’, ovvio): sorridi che la vita ti sorride. E io veramente rido sempre, rido anche troppo forse. E la mia vita mi piace così com’è, con tutti i casini e le imperfezioni (ehm, ammetto che eliminerei le donne senza cellulite dalla faccia della terra, ma quella é un’altra storia).

Tra l’altro il destino sa il fatto suo, non sapete che culo aver fallito quella volta.
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A ‘nvidiosi!!

 

La lingerie sexy della nonna Abelarda

Ieri, sfogliando una delle mie riviste preferite [in un modo davvero oltraggioso, tra l’altro: nel letto con il pigiamone infilato nei calzini e a volte – ma solo a volte fortunatamente – imbevo il dito nelle labbra e poi sfoglio la pagina], mi sono imbattuta in un articolo sulla lingerie per sentirsi bene.

Sarà la lussuria appena trattata o l’età che avanza che richiede escamotage per sentirsi belle, ma l’argomento comincia a starmi a cuore. Divertente e frivolo insieme; ammiccante al punto giusto.

Mi preparo dunque a concentrarmi seriamente per apprendere quanto più possibile.. quando la foto cattura la mia attenzione.

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Ora.

Donna Moderna, io continuerò ad amarti per sempre e ti riaccoglierò nonostante alcuni tradimenti senza senso, ma io dico: su una ragazza bellissima, giovanissima, alta e magra tutto ciò può anche essere attraente….. hai invece presente  l’effetto che il mutandone ascellare rosa pallido con reggiseno merlettato e triste fa su un fisico normale come il mio? Già la culotte é sfidante, ma quella shaper altissima come la chiami tu é proprio da Mission Impossible.

Noi femmine nella media sembreremmo nonna Papera appena alzate dal letto.

Avremmo il fascino di un ippopotamo rosa in un covo di modelle.

Semineremmo seduzione come vino all’Oktoberfest.

Il tutto alla modica cifra di 234 €.

Questo per dire che ho scoperto di essere una fervente tradizionalista sul punto. Dall’alto della mia figaggine estrinsecata in pigiamone + calzini, io sentenzio: scelgo il pizzo, i ricami e la seta. E anche la cara e vecchia giarrettiera nera [che non ho ancora capito come si chiude, ma questo non si può dire perché devo mantenere una certa credibilità di donna che sa il fatto suo].

La lussuria

Per la terza tappa di questa carrellata vi intratteniamo oggi sul vizio più piccante. Perché – se come dice il proverbio – l’ozio è il padre del vizio.. chi sarà mai la madre? Lo scopriremo solo leggendo!

Lui. Sono un maniaco sessuale non praticante, diceva il grande Woddy Allen. Ma sono troppo pigro per essere lussurioso. Ci vuole un grande impegno, una determinazione mica da tutti. Bisogna lasciarsi prendere, anzi travolgere da passioni sfrenate, più o meno lecite…ma chi ve lo fa fare, mi verrebbe da chiedere. Ma poi in realtà a chi dovrei chiederlo? Perché in effetti, mi sembra che la lussuria sia un vizio un po’ desueto. Come una vecchia signora un po’ birichina, che con aria maliziosa ti racconta delle sue gesta giovanili, quando “a chi la dava e a chi la prometteva”. Tutte fandonie, ovviamente, ma fa tanto fico raccontarlo, far credere che… Ammettiamolo, la lussuria è molto più millantanta che praticata. Poi oggi, figuriamoci! Con tutto questo virtuale in cui siamo immersi come un ippopotamo in una vasca dello zoo, ma chi volete che sia più davvero lussurioso? La lussuria è diventata un lusso, una cosa un po’ naif, come collezionare francobolli (anche se il must era la collezione di farfalle).

Lei. Devo ammettere una cosa: io ‘sta lussuria non è che la vedo proprio come un vizio capitale. Intendetemi: non è che stia lì a praticare atti impuri dalla mattina alla sera (figuriamoci, sono pigra anch’io) e comunque dobbiamo intenderci sul significato di atto impuro (la dottrina cattolica classica è piuttosto restrittiva sul punto, altre religioni no)… ma a me il grave turbamento della ragione, l’incapacità di controllare le proprie passioni, stanno simpatici. Tutti ci siamo divertiti a studiare i Baccanali. Molti di noi hanno sognato con alcune di queste storie tormentate: io sto dalla parte di Anna Karenina. E di Paolo e Francesca. Come si fa a non appassionarsi all’ Amor ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona? Passione, pulsione, annebbiamento della vista, fuoco interno che arde. Fiato corto, sguardi che bruciano, parole sussurrate. Vuoi mettere col rincorrere i Pokemon? Vuoi mettere con i Uomini e donne patinati e finti?

Lui. Eppure, obiettivamente, la lussuria di per sé non dovrebbe essere male. Cioè, voglio dire, è divertente, no? E come giocare una bella partita il giovedì sera è decisamente meglio che stare davanti la tv a sentire uno scemo che dice “sciabolata morbida”, datemi retta voi giovani e diversamente giovani: diamo retta alla ascoltiamo la vecchia signora, che forse cadremo in tentazione, ma saremo sicuramente meno stressati!

Lei. Certo è che se domani mi si presentasse mio marito che, anziché direzionare tutta la sua verve lussuriosa verso di me, avesse deciso di fuggire con Miss. 25-anni-sensualità-agogò qualche problemino ce l’avrei; sicuramente avrei difficoltà ad appassionarmi alla loro di storia (in realtà ce l’avrei anche se costei avesse l’allure di un topo da biblioteca). Ma. Proprio perché “di doman non v’è certezza” … ce lo vogliamo godere questo oggi? Epicureizziamoci! Accettiamo che la signora Lussuria (la immagino come Jessica Rabbit, eh sìsì) si impossessi di noi ogni tanto e ci travolga con la sua sfrenata passione. Possibilmente, se ce l’abbiamo, cerchiamo di direzionarla verso la persona che amiamo. Perciò, cari miei, anch’io non possono che unirmi al coro qui di sotto.

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Nonnetta MITO