Consigli per le nonsense call

Partecipo via filo a un incontro di 3 [lunghissime] ore. Voglio condividere questa esperienza, magari evito a qualcuno di fare la stessa minchiata. [ho un senso di solidarietà molto spiccato]

10.30 Wow, non si sente poi tanto male. Alla fine è una buona soluzione senza doverti sbattere. «Good morning to everyone, Tiffany’s speaking from Italy. Nice to meet you again, hope to see you in person next time». Hi, hi, good morning, how is it going and so on. Continua a leggere

Piscina, sostantivo del verbo XXX

Bruciati dal sole, un mal di testa da insolazione, una spossatezza infinita pur essendo stati immobili in piedi per ore è il bilancio di questo week-end. Ma ci tornerei.

Mi servirebbe una settimana di ferie da sola, in cui passare dal divano al letto dal letto al divano per riprendermi, con schifezze a domicilio e film a catena. Insieme ai pop corn, uno tira l’altro. Ma ci tornerei.

Welcome to the hell e non sporting center dovrebbero scrivere all’entrata. Due giorni di piscina pieni pieni. In cui tu, adulto sopra il metro e 30, non puoi mettere neanche un alluce. Devi rimanere fuori a cuocerti come un pollo allo spiedo sotto il sole a schioppettella, 70 gradi sul cemento sognando piedi di amianto.   Continua a leggere

Lo sbrocco a rischio infarto

Quando cresci impari a trattenere l’impulsività. E se tendenzialmente questa è una buona notizia, a volte non è giusto. Non per l’accadimento in sé, ma per l’armonia complessiva della relazione con l’altro.

Decidere di interporre tra uno sgarbo e la sua reazione un certo intervallo di tempo fa sì che molto spesso si passi dal

“non voglio agire sull’onda dello scazzo, ci penso un po’ così doso meglio le parole”

al

“che senso ha agire, oramai lascio correre proprio”.

Così, senza saperlo né volerlo, si prende un pezzetto di rancore e lo si mette in tasca, chiudendo anche la zip. Non si vede,  ma è pronto a sbucar fuori al primo cambio di stagione. Continua a leggere

Eppure cadiamo felici /LIBRarsi

Frigida coi libri, il problema che credevo di avere ultimamente.
Ne ho letti di piacevoli, di straconsigliati, di successo: belli, ma poche emozioni. Ho pensato di esser diventata grande, di non poter più provare quel trasporto a me noto, ho creduto di aver chiuso la porticina dell’empatia e di esser divenuta un chirurgo della lettura: studio, viviseziono, analizzo, faccio la diagnosi. Una nuova fase, insomma, che non prevede immedesimazione, pathos.
Poi approda sul mio comodino Eppure cadiamo felici. Zero aspettative, anzi una sorta di pregiudizio per questo professore famoso sui social. Non lo faccio apposta; tutte le volte che leggo un libro di qualche persona che stimo sui blog o altra piattaforma, tradisce le mie aspettative. Anche nomi illustri, sono democratica sul mio piedistallo. Di qui la teoria: un ottimo centometrista non è detto che sia un eccellente maratoneta.

Continua a leggere