Alle mie amiche in dolce attesa (di consigli)

FERTILE è la parola del 2017. Dopo anni di solitudine, sono circondata da Panze® per la gioia mia e del ministro Lorenzin [!].

Amiche,

reggetevi forte. Ho pensato di farvi un regalo:

l’identikit della mamma perfetta secondo le ricostruzioni dei migliori consigli pervenuti da chiunque [perché, da questo momento in poi, chiunque si sentirà in dovere di spiegarvi come si fa] affinché siate pronte ad affrontarli. Armatevi di molta pazienza.

  1. Partorite naturalmente e possibilmente senza epidurale. In caso di problemi ovarici o nascituro non in posizione, sarete un po’ meno mamme. Vi perderete quel momento meraviglioso in cui l’adorato cocomero esce fuori dal piccolo limone, mi spiace.
  2. Allattate per almeno un anno di cui 6 mesi in via esclusiva, ma se arrivate a 3 anni tondi vincete una statuetta di mammella top. Se il latte non scende o state morendo di mastite e pensate di interrompere, sappiate che non avete superato la prova mucca. Essere un buon genitore significa anche diventare una simpatica frisona e rinunciare per sempre a un seno degno di tale nome.
  3. Tenetelo a casa fino ai 18-24 mesi. È troppo fragile per affrontare la sfilza di malattie che circoleranno nel nido [puntualmente le prenderà tutte, abbiatene contezza], e poi ha bisogno della sua mamma. È il momento di dargli certezze, volete crescere un insicuro? Diversamente vuol dire che non ci tenete abbastanza, carrieriste che non siete altro [la fate già lavorare questa creatura, eh?].
  4. Non cedete mai a farlo dormire nel lettone, devono imparare sin da subito a calmarsi da soli. Ah no, adesso è in voga il filone opposto, scusate. Incentivate il co-sleeping: tenere in braccio il vostro pargolo e dormire con lui non è solo un bel principio sociale ma anche un importante contributo alla sua buona crescita, lo dicono importanti studi USA. Se invece vi ostinate a voler copulare in pace con il maritino o a dormire come cristo comanda, siete solo delle emerite egoiste.
  5. Dategli prima di subito gli strumenti per essere un uomo di mondo. Iscrivetelo al corso di acquaticità neonatale, musica in fasce e inglese, cosicché cresca Rosolino, piccolo Beethoven e con la lingua del futuro incamerata senza neanche rendersene conto.
  6. Abolite qualsiasi forma di tecnologia. Purtroppo tablet e televisione rendono i bambini nervosi e passivi, un binomio terrificante. Usate solamente giochini in legno [plastica aborro, ricordate] che siano in grado di sviluppare la creatività; diversamente gli tarperete le ali dell’eccellenza.

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Metti una pausa pranzo vera

Succede che un venerdì decidi che non farai i soliti 30 minuti.

Ti fai travolgere dal sole e dagli odori. Hai dimenticato gli occhiali da sole su, ma meglio così. Cammini con due fessure al posto degli occhi, vieni inondato dalla luce.

C’è una vita qui fuori ragazzi, un caos piacevole. Ma è tanto bello tutti i giorni e io me lo perdo sempre? Fontana di Trevi accecante così bianca, uno spettacolo per gli occhi [grazie Fendi, senti a me].

In una piazzetta minuscola Continua a leggere

#Chaddetto?! Vocabolario romano per non addetti ai lavori

E niente, i romani sono dei geni.

  1. Il secondo dopo che ti hanno conosciuto, già stanno lì a raccontarti il primo amore o che soffrono di emorroidi.
  2. Le espressioni che coniano sono fenomenali. Basta salire su un autobus, fare la spesa, guidare o andare a bere una biRa e il tuo vocabolario si accresce di neologismi interessanti.

Dopo le parole Ita-British per i fighi a lavoro, qui di seguito un breve compendio per i turisti, per stare sul pezzo o per avere qualcosa da dire nel perimetro capitolino, in ogni occasione.

Piccolo warning necessario: non si tratta del nuovo dizionario Devoto-Oli o degli stralci di dialogo degli adepti de l’Accademia della Crusca per cui le espressioni possono risultare poco forbite, mettiamola così. Le anime ad alto tasso di sensibilità sono pertanto pregate di interrompere qui la lettura, grazie.

Daje = forza/ su/ evviva!/ finalmente/ non ci posso credere/ ma daiii?!/ muoviti. Nella versione aredaje = ancora? Ma allora ce fai.

Passe-partout per la qualunque, apre le porte di qualsivoglia conversazione, praticamente sta bene su tutto, è anche meglio del prezzemolo.

Je pesa er culo = soffre un pochino di accidia.

Deriva da: le persone con un posteriore gigante hanno maggiori difficoltà di movimento e dunque tendono a rimanere ferme. Questo non vale per Kim Kardashian e Nicki Minaj che riescono persino a ballare e risultare sexy. Continua a leggere

Un anno di Tiffany

candelina torta

Carissimi blogger di WordPress et similia,

siete stati i miei analisti aggratis, gli strizzacervelli del mio cuore, gli psicoterapeuti inconsapevoli. Sappiatelo.

CazzeggioDaTiffany è nato in un momento di grande smarrimento.

Ha emesso i primi vagiti mentre oscillavo tra l’isteria/il senso di inadeguatezza di una neo-madre e l’apatia/la rabbia di un cambio ufficio, imposto dal fatto che non avrei più potuto girare come una trottola impazzita.

Ha iniziato a nutrirsi mentre cercavo di superare lo sconcerto per un corpo che stentavo a riconoscere e Continua a leggere

Viaggiatori business felici

Quando viaggi per lavoro, hai un rapporto strano con la città in cui ti trovi. Non ci vivi, ma non sei neanche un turista. E lavori con autoctoni.

Capisci che ti é un po’ entrata dentro quando giri sicura orientandoti grazie alle “percezioni visive”. Conosci la stazione, l’aeroporto, prendi la metro senza dover chiedere. Hai imparato quelle 5-6 paroline per sentirti meno straniero di quello che sei.

Hai ormai il tuo albergo di riferimento [un giorno vi spiegherò perché la scelta è cruciale, non oggi. merita una trattazione a parte], il tuo ristorante all’aeroporto e quello in città. Nei momenti di pausa non vaghi per monumenti, ma vai alla mostra che qualcuno lì ti ha suggerito. Ti mischi come un infiltrato: entri a piene scarpe in quel mondo il tempo di fare quello che devi e poi andare via.

Sai i luoghi dove spacciano e Continua a leggere

I VIP smorza-entusiasmo

Passi Antonio Banderas che in mezzo alle galline prepara i biscotti. Tiene famiglia [e soprattutto una costosa ex-moglie da mantenere]. Poi sta lì da così tanto tempo che quasi mi fa quadretto con la farina, la macina e la Finocchiaro come improbabile compagnia.

Passi anche Kevin Kostner con la sua scatoletta di tonno. In fondo sta pur sempre in costiera amalfitana con un branco di donne [di cui una tettonissima] a degustarla. E poi dopo che ci ha detto che usa quei soldi “per sviluppare tecnologie a difesa dell’ambiente o film sul razzismo che Hollywood si rifiuta di fare”, ci ha obiettivamente zittiti.

Ma cacchio. Due nomi due. Ogni volta che li vedo è un pugno allo stomaco.

  1. PATRICK DEMPSEY

Dopo che hai lasciato Grey’s Anatomy, che altro ci combini? Ci appari nei panni di un vicino di casa che, solitario in una notte stellata, stringe un gattino al petto e va a rovinare il momento di gloria di un papà di famiglia?

Caro. Tesoro. Tu per me eri un sex symbol, noi femmine ci facciamo film su di te [e qui mi fermo]. Non ti posso associare alla fibra ottica, lo capisci pure tu Continua a leggere

Tiffany e l’Ufficio dei Sogni

Tiffany aveva deciso che oggi sarebbe stato IL giorno.

In barba a ogni scaramanzia, di venerdì 17 avrebbe chiesto di andar via.

Aveva l’appoggio di tutto il nuovo ufficio di destinazione che tifava per lei e si era speso in ogni modo e ciò le trasmetteva ottimismo e tranquillità. Aveva anche Saturno in favore, secondo Branco.

La mattina aveva fatto il rituale magico: acqua e limone, mandorle, camicia bianca che le porta bene. Wonder woman chiusa in bagno per due minuti, stavolta con convinzione. Tutto secondo i piani, quindi. Anche il sole splendeva alto nel cielo. Continua a leggere

Il mio NON-Tempo

Stavo facendo pulizia nella mail piena ed è saltata fuori questa.

Marzo 2012.

Un tuffo al cuore rileggerla. Sono sempre io [c’è tutto, persino la cosa del cazzeggio per il cazzeggio], ma non sono io. Era un periodo di transizione tra un lavoro e l’altro, un limbo all’alba di un nuovo giorno. E per un attimo ho sentito, di nuovo, quel fremito: adrenalina e paura per ciò che sarebbe stato. Continua a leggere

Ho la man-coldITE.

Le mie affinità con i comportamenti maschili:

  • dico sempre quello che penso  [anche quando riesco a censurarmi con le parole, il viso parla. Il che mi crea non pochi problemi –  farei bene a investire in maxillofacciale]
  • quest’altro problema: la man-COLDite.
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IO quando ho il raffreddore. Dalla febbre in poi ridivento una femmina normale.

Le persone ti parlano, ma hai un manto di prosciutto dentro le orecchie che passa da un lobo all’altro attraverso la mascella, dalla quale, peraltro, senti premere un rigonfiamento ghiandolare assai fastidioso che ti impedisce il deglutire e una sana relazione con gli altri. Non ci senti, le voci sembrano richiami dall’oltretomba. Ti isoli.

Con il raffreddore sei invitante come un termosifone spento. Sembra che parli con una molletta sul naso imitando Mami di Via col vento, ogni tanto tiri su perché non ce la fai più a scartavetrarti la narice, ormai violacea e dolorante e allo stremo delle forze [non c’è make-up che tenga, fidatevi. E se ci metti la crema fa un male cane, lo so]. Sullo sfondo una scrivania in cui fioriscono accatastamenti di fazzolettini appollottolati e smocciolati. Sexy. È per questo che, se hai il primo appuntamento “in quei giorni”, conviene rimandarlo alla settimana dopo [dura max 7 dí, é scienza]. Continua a leggere

Padre perfetto e mamma GNAM GNAM. Autori maledetti!

Mi spiegate perché, di grazia, nei video dei bimbi le mamme sono stigmatizzate come simpatiche paffutelle a cui piace stare a casa ad abbuffarsi di cibo e i padri come valorosi personaggi da emulare?

Grazie a mio figlio nativo digitale [e io che – illusa- lo volevo crescere come Heidi] ho scoperto il dramma che si sta consumando su YouTube.

Titolo: la festa del papà.
Situazione: la mamma naturalmente a cucinare per la festa a sorpresa del daddy [e fin qui, ci sta], dopodiché genitore e figli fanno a gara di corsa dove “naturalmente vincerà papà” [ammazza, manco li fa vincere e lo adorano comunque]. E poi Continua a leggere