E’ arrivata la primavera e ci vestiamo tutti un po’ alla cacchio di cane

Il momento dell’anno che preferisco in assoluto.

Non solo perché ha bussato Primavera e il sole sorride alle nostre facce da beoti, ma perché tutti sono FUORI come io mi sento DENTRO!!

Un casino, un bordello. Non si capisce nulla.

Ci sono i PIGRI, reticenti all’operazione “cambio di stagione e spreco preziosi momenti d’ozio a estrarre roba a cui non sono ancora pronto” (tra quelli ci sono io, per la cronaca). Li vedi girare per le strade di scuro vestiti, alcuni anche in lana, e affaticati. Decisamente affaticati. La gocciolina che inevitabilmente scorre sulla fronte scoperta lascia intendere un’ascella pezzata fortunatamente coperta.

Poi ci sono gli IMPAZIENTI, che al primo raggio ti tirano fuori la t-shirt hawaiana o il sandalo aperto da portare rigorosamente con smalto tono acceso. Della serie, io sono nato pronto. Vanno collocati nella stessa fascia dei turisti nordici, per i quali però questa considerazione vale all year long, non solo adesso.

Poi ci sono i VORREI-MA-NON-POSSO. Un mix esplosivo, da far girar la testa (a volte sono anche in questa categoria). Sono talmente improbabili che li vedi quasi procedere fischiettando, tanto si sentono fuori luogo. La calza pesante nera, il giacchetto leggero magari di color beige o ghiaccio, il cappello di lanetta e la borsa estiva.

E infine ci sono i “NON ME LO CHIEDETE PROPRIO COME SONO USCITO STAMATTINA, sembro un profugo appena sbarcato ma la verità è che non sapevo come minchia vestirmi. Ho caldo ma non mi va di fare l’operazione di cui sopra; per cui ho rimediato una simil tuta – un grande evergreen riciclabile per tutto l’anno – con un giubbino elegante e una sciarpa che non c’entra niente. Va beeeeene??”.

Non è adorabile tutto ciò?

Cammini, osservi e ti scappa una risata; sicuro come è sicuro che stasera mangerò mezzo uovo di Pasqua avanzato (è pure bianco alle nocciole, capirai, impossibile resistere).

Non esiste omologazione in questo affaccio di stagione. Ognuno è folle a modo suo, e lo palesa.

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Diamo un senso al lavoro dopo i festivi, anche se un senso non ce l’ha

Pensierino del giorno (perché solo un pensierino oggi riesco a produrre).

Non mi venissero a raccontare che dopo le feste o le vacanze si è efficienti come nei giorni normali. Oggi siamo tutti zombie che si drogano di CAFFEINA per riuscire a sopravvivere a questo rientro.

E allora la mia proposta è: senza infingimenti, perché non introduciamo la regolina che dopo le festività da calendario si fa mezzo dì?

Tanto è comunque una finta giornata lavorativa; siamo tutti presi dal simulare faccende d’interesse aziendale quando in realtà stiamo lì a premere REFRESH sul sito del quotidiano o del social che ci interessa (non si sa mai che qualcuno negli ultimi 4 secondi abbia postato qualcosa di veramente figo; ma naturalmente no, sta apatico pure lui). Per non parlare del giro di mail che parte per ammazzare quella mezz’ora, o delle boiate che si cercano su google pur di sfangare quei dieci minuti.

Anzi, guarda, oggi mi lavo i denti due volte, ché non fa mai male. E cerco pure una ricetta sfiziosa da fare stasera al posto dell’insalata e dei sofficini (che poi ci metto un botto per sceglierla ma so già che non la realizzerò mai, tanto sono svogliata. Però l’obiettivo arrivo-a-fine-giornata è raggiunto).

Guardiamo in faccia la realtà, siamo realisti. Oggi fammi uscire prima – che tanto la mia produttività è quella di una larva narcotizzata – e domani ti recupero tutto quello che non ho reso oggi.

Dicesi FLESSIBILITà. Alcuni datori illuminati permettono questa gestione anarchica ed efficace del proprio tempo. Ciò vuol dire, per es., che se tu sei una macchina da guerra sempre, vieni e fai tutta la giornata e se vuoi pernotti anche nel posto di lavoro. Se sei pazzo, libero di esprimerti.

Ma se invece sei di quegli uomini medi influenzati da:

primavera, rientro, post-sbornia o whatever

ti siedi alla scrivania un numero di ore minimo, giusto per riacquistare confidenza (sennò comunque il giorno dopo ti si ripresenterebbe il problema, e così all’infinito)… e poi giulivamente ti alzi e te ne vai. E hai tutto il benedetto pomeriggio a disposizione per riprenderti come Cristo comanda.

Che ne pensate? A volte credo che dovrei fare il premier.

Fenomenologia del pedone romano

Ovvero capiamo perché ogni giorno ci comportiamo come se volessimo finire sotto una macchina.

Mi spiego. La mia affermazione nasce da un’osservazione di ANNI in ambientazione capitolina, con serie storica dunque ben popolata. La circoscrivo alla capitale perché ho vissuto per un po’ al nord e all’estero e non mi è sembrato di assistere alle stesse scene, o almeno non con questa quotidianeità. La premessa è che lo faccio sempre anch’io, e dunque la colgo come un’occasione per psicoanalizzarmi (come se questo fosse il problemino nel mio cervelletto malato).

Avete presente quegli oggetti alti e gialli sul ciglio dei marciapiedi, di solito in prossimità di incroci, che si colorano di 3 lucine carine? Quando proiettano la sagoma di un omino rosso, è un codice per dire VADE RETRO, PEDONE.

E perché, di grazia – a parte qualche turista e qualche ligio alla regola o attaccato alla vita -, una frotta di gente si fionda dall’altra sponda della strada, noncurante degli scooteroni che avanzano e de “ma li mortacci tua” che fioccano? Siamo anche in tante dotate di carrozzina e di kit mamma-fantastica-che-pensa-a-tutto, peccato che poi assumiamo questo comportamento da adolescenti in piena ribellione al sistema.

La domanda è: perché?

Escluderei l’opzione suicidio. Non apparteniamo tutti alla stessa setta che ha programmato per quel giorno un suicidio di massa; ed è vero che la città è oggettivamente invivibile (specie se hai prole al seguito), ma non è una motivazione sufficiente per decidere di farla finita.

La risposta di getto e di certo più plausibile è.. per arrivare PRIMA.

Ma quanto prima?? In un percorso di circa 2 km avremo risparmiato 5 minuti al massimo (tenendoci larghini) e quindi, a meno che non dobbiamo coprire distanze da maratoneti, il gioco non vale la candela.

La domanda madre però è: che minchia abbiamo da fare di così URGENTE? Sembriamo quei pazzi che in autostrada vanno a 200 km/h, rischiando il maxi-tamponamento, per arrivare ben DIECI minuti prima. Cacchio, in dieci minuti, vuoi mettere? Scambio due chiacchiere in ascensore, ci esce pure una spremuta a casa. Botta de vita.

Considerato che non siamo dentro una action-movie (che vita avventurosa sarebbe!!) e soprattutto che le sorti del Pianeta non dipendono da noi, direi che possiamo preservare la nostra pellaccia dura e campare più rilassati.

Da domani, signori, codice etico del pedone:

omino verde →vai popo tranzollo

omino rosso → fai la persona civile e statte fermo.

Omino giallo lampeggiante → vabbè va, te la p(u)oi rischia!!

Andata, allora. Tutti d’accordo.

E spiennili ‘sti soldi mood of life

Se hai più di 30 anni, un lavoro e campi ancora come uno studente universitario fuori sede, è ora di cambiare approccio. Immediatamente. Vale anche se hai trovato un povero cristo/a che ti campi (ma forse in questo caso non hai bisogno di alcun consiglio, ché probabilmente sei tu che hai capito tutto).

Via pasta col pesto, tonno in scatola due volte a settimana e ostelli di seconda categoria! Non avrai più la LIBERTA’ di un tempo (purtroppo), ma hai i SOLDI, o almeno  più soldi di quanto prima passava la casa. Devi entrare nell’ordine di idee che quelle 24 ore VERE a disposizione non torneranno più, ma puoi barattarle con alta qualità di vita nei momenti liberi.

Il ragionamento è il seguente: passi gran parte dell’anno murato vivo davanti a un computer e quando metti il nasino fuori fai il tirchio? Non va bene, non va bene. Lo capisci da solo.

Sembra così ovvio, per me non lo era affatto. Io devo ringraziare ENZO, il vicino di ombrellone di qualche estate fa. Mentre ci stavamo disperando perché non trovavamo per i nostri amici un posticino decente a Santorini in agosto a meno di un rene per uno, interviene in punta di piedi questo signore napoletano, suggerendoci l’albergo più esclusivo dell’isola, da cui godere il panorama mozzafiato che avrebbero ricordato per tutta la vita. Perplessi, gli abbiamo fatto notare che era sì meraviglioso, ma anche caro ammazzato e dunque non faceva al nostro caso.

E lui, ha detto in un soffio, guardando lei dritta negli occhi : “..Marò, e spiennili sti soldi!”, con annesso accompagnamento di mano e avambraccio nell’aria.

Attimo di silenzio, pausa; questo tizio, beato lui, la faceva facile, mica uno può spendere così tanto per una vacanza. E poi come si fa?

Già.. e poi? E poi amen.

Che crepi l’avarizia, la vita va goduta! Imborghesiamoci un po’, a piccole dosi non è una malattia mortale. In un bel posto o dopo aver bevuto bene l’amore si fa anche meglio. Dopo, certo, dovremo mangiare pane e cipolla a casa per qualche giorno, ma chissene. In quel momento SOLE, VENTO, VINO, TRALLALLA’. Diamo una chance alla Felicità.

Se vi interessa saperlo, i due hanno prenotato in quel posto meraviglioso e ancora oggi raccontano che quella – ahhh sì – è stata l’estate più bella. Enzo è diventato il nostro mito e “spiennili sti soldi” una filosofia di vita.

Perciò, io e la mia comitiva ti invitiamo ad aderire alle campagna: LIFE is now. Non fare il pidocchio.

Il tuo interlocutore ti ha stufato? Puf, ciaone.

Consegna della valutazione annuale; ostenti scarso interesse, ma dentro di te hai una squadra di tamburi battenti in azione. Il 2015 è l’anno della maternità, in cui ti sei fatta un culo a capanna per fingere che con un figlio puoi essere senza problemi egualmente produttiva.

E invece ad attenderti a questo evento c’è lei, la sagra delle BANALITA’. Una serie di frasi fatte messe insieme senza alcun senso e vestite da “l’azienda crede molto nei propri dipendenti” eblabla, ma con la variante cetriolo che aleggia nell’aria. Perché su di te non hanno scommesso neanche 10 centesimi, è chiaro come l’acqua cristallina del Caribe.

Ecco, è in quel momento in cui sei seduta davanti al tuo interlocutore – immobile, con lo sguardo fisso e l’espressione facciale paralizzata per non far trasparire disappunto/ noia/ MaVeramenteDevoAscoltareSteMinchiate -, che vorresti sparire. Eclissarti. PUF, evaporare.

Se avessi in questo momento la lampada di Aladino, uno dei tre desideri sarebbe IL DONO DELL’INVISIBILITA’ TEMPORANEA. Una cosa fantasmagorica! L’antidoto al tedio e all’ipocrisia. Semplice, efficace, indolore.

Da utilizzare quando ti intrattieni con il più grande raccomandato della storia che ha deciso di fare la sua battaglia per la meritocrazia, o quando la profumiera più profumiera che conosci ti attacca il pippone sul come mai tutti gli uomini si innamorino di lei, costringendola suo malgrado a ferirli. Ma potrebbe essere usato all’occorrenza anche nelle occasioni più disparate.. che so, se qualcuno a tradimento tira fuori il filmino del matrimonio che dura solo 2h36m, o se capiti in quella tavolata di amici di lungo corso che partono con  racconti interminabili della loro avventurone da liceali (uniche, peraltro – perché, mannacc a loro, quante ne hanno combinate). Per le lamentele della nonna, mi dispiace no, non vale; quelle vanno sempre accettate con affetto, ché le nonne non sta bene lasciarle sole a parlare con il muro.

La conseguenza non sarebbe solamente una riconciliazione con il proprio Karma, ma il  riappropriarsi del TEMPO perduto, e il recupero dello stesso per eventi fondamentali quali estetista, parrucchiere, birra con gli amici.

A questo proposito avrei pertanto una preghiera.

Caro Creatore, quando farai la bella copia di questo incasinato mondo.. potresti per favore inserire il dono dell’invisibilità tra gli accessori di noi umani? Non ti sto chiedendo il full optional chiavi in mano, ma un aiutino. In questo modo:

  1. ci potremmo risparmiare di sentire un sacco di minchiate.
  2. sarebbe un’occasione per chi le spara di fare autocritica. (Del tipo «Ma come mai questo qui è sparito? Che cafone, ma come si è permesso!» «Oibò anche quest’altro s’è dato, tutti maleducati oggi»… «Cosa c’è che non va che tutti si danno??»)
  3. la pace nel mondo sarebbe un obiettivo reale.

 

Non dormi più? Sei candidato a diventare oltreuomo anche tu

Chiariamo ancor prima di iniziare: c’è pupo e pupo.

Non tutti i bambini sono come il mio, ossia INSONNI. Anzi, ultimamente mi sento circondata solo da mamme che ti ricordano – col loro sorriso disteso e riposato (che faresti volentieri fuori con una martellata da 20 kg alla Greta di City Hunter) – che esistono marmocchi che fanno tutta una tirata.

Avete sentito bene, i cosiddetti magna-e-dormi E-S-I-S-T-O-N-O.

Ma, eheh mia cara, non sono il tuo.

Per te che:

  • ti domandi quale efferato delitto puoi aver commesso nelle 3 vite precedenti,
  • maledici il giorno in cui ti sei incaponita che fare la mucca era il tuo destino ineluttabile,
  • non sei riuscita a seguire le semplici 3.752 regole di Tracy Hogg per assecondare la personalità del tuo piccolo uomo,
  • non ce l’hai fatta a seguire il metodo nazista di lasciarlo sgolare con convulsioni epilettiche tutte le notti senza battere ciglio in camera tua,
  • ti senti un genitore frustrato perché non sei in grado di governare nemmeno un pigmeo,

in verità, in verità ti dico

  1. Non è colpa tua.

Ebbene sì, in natura esistono pupi che non dormono, facciamocene una ragione. Bimbi che hanno talmente tanta voglia di scoprire il mondo che non possono perdere neanche un secondo preziosissimo della loro esistenza. O semplicemente nani scassacazzi. Ma tant’è, ai nostri fini la ragione cambia poco.

Inutile dunque frustarsi ogni dì, continuando a spendere inutili parole sul dato di fatto; occorre ACCETTAZIONE. Una volta superato questo primo step fondamentale per la paciosità della propria anima,

in verità, in verità ti dico anche

  1. CE LA PUOI FARE. Puoi sopravvivere. Come? Diventerai oltreuomo anche tu.

Ti spiego, è una teoria elaborata da me e mio marito in una serata di somma disperazione, tra uno sbadiglio e l’altro. E non c’entra nulla con il superuomo di Nietzsche.

Passate un certo numero di notti senza dormire, arriverà puntuale come la morte quella fatidica notte in cui tu pensi “Stavolta ci lascio le penne”. È lì che avviene la trasformazione, tipo supereroe. Passi da UOMO a OLTREUOMO.

Ciò vuol dire che fisicamente sarai sempre lo stesso, ma in realtà tu inizierai a vedere il mondo con occhi diversi. Perché tu in realtà dentro non esisti più. Continuerai ad andare al lavoro, a fare la spesa, a rispondere alle domande, a chattare su wapp e persino a pompare in palestra, ma non sei più tu. È il tuo ologramma che gli altri vedono; il tuo cervello in realtà è emigrato, è oltre.

Una specie di risparmio energetico a fini di sopravvivenza, di modalità ECO per gli insonni (che poi tu, tecnicamente, col cazzo che sei un insonne. Tu dormiresti a 4 di bastoni nel lettone se solo ne avessi la possibilità).

Benvenuto tra gli oltreuomini, dormitore sperduto.

Volevo fare la cantante e invece compilo excel

Un giorno uggioso di particolare insoddisfazione decidi di procedere al classico bilancino a-cosa-sono-arrivata rispetto ai sogni di ragazzina.

No, non sono diventata un’ASTRONAUTA.

L’unico viaggio nell’etere che sono riuscita a fare è quello nella mia testa, e non è che sia andato tanto male… fantasia ne ho a strafottere.

No, neanche una BALLERINA.

Quel sogno è stato accantonato subito, quando a 13 anni sono sbucate fuori delle tette assurde, e comunque anche qui non è che sia andata tanto male. Un bel décolleté trova sempre la sua ragione di esistere. E poi diciamolo, non ero neanche sto fenomeno.

No, purtroppo non sono una CANTANTE.

Ecco, questo sì che è un problema, per me. Io mi sento cantante dentro, immagino anche le performance nella mia testa, con tanto di palco e di pubblico che applaude e si strappa i capelli. Tra l’altro spazio dallo swing al rock, trasversale insomma. Sono proprio brava, nel mio mondo immaginario.

E invece sono davanti a un computer, tutto il giorno, tutti i santi giorni lavorativi dell’anno.

Non dico che ognuno di noi debba realizzare effettivamente i desiderata di secoli prima, ma quantomeno una connessione – una cacchio di connessione – con le attitudini personali e le aspirazioni ci deve essere?

Io ho studiato, perché così si voleva. E quindi sono finita a fare quello che molti laureati nelle scienze sociali fanno. Produco carta, l’utilità della mia attività è difficilmente tangibile (anche a me spesso sfugge il senso). E non so fare molto altro.

Non so cucinare, non so dipingere, non so aggiustare un lavandino rotto o fare un’operazione a cuore aperto. Non ho lo stacco di coscia per fare la velina attempata. Non so neanche fare lavori manuali basici.

Come se non bastasse sono low-tech, per aprire questo blog ci ho messo 2 giorni quando il titolo recita “Lo apri in 5 minuti” (dovrebbero mettere una postilla “a patto che tu sia dotato di media capacità digitale”, anzi ve lo suggerisco proprio. Mettete un range di tempo, così da non illudere i poveracci come me. “Dai 5 minuti per i normali ai 2 gg per i ritardati”, slogan molto efficace e politically correct).

Dato il mio elevato tasso di melodrammaticità forse potrei essere un’eccellente attrice di teatro.

So fare, in ordine sparso: stare in mezzo alla gente, crogiolarmi per ore pensando all’infinito e niente più, mediare, ascoltare, ridere. Ridere a crepapelle.

Sento già la vocina della mia amica:

E allora, gioiamia, che vuoi fare mai? Niente sai fare.

Ha ragione. Ché poi qui a Roma una famiglia, con un solo stipendio, mica ci campa.